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Via dei Corti 2025: La Trasformazione, dal caos alla meraviglia, il tema del XI edizione
Dal 27 al 30 novembre torna il Festival Indipendente di Cinema Breve a Gravina di Catania. Gli ospiti, i premi speciali, le proiezioni e il concorso internazionale di cortometraggi. Torna il cinema alle pendici dell’Etna, nel Comune di Gravina di Catania, con l’undicesima edizione di Via dei Corti, Festival Indipendente di Cinema Breve che si svolgerà dal 27 al 30 novembre, tra proiezioni, incontri e il concorso internazionale di cortometraggi. Anche quest’anno come consuetudine è stato scelto un tema che farà da fil rouge alle giornate del festival ed è La Trasformazione, dal caos alla meraviglia. La trasformazione è un atto di coraggio e mai come in questo tempo bisogna cercare di mutare la confusione in bellezza. È il momento in cui decidiamo di non restare nel buio ma di cercare la luce. Di non accontentarci del rumore ma di cercare l’armonia. Di non subire il dolore ma di trasformarlo in meraviglia. Abbracciando la filosofia nipponica del Kintsugi, la scelta della tematica nasce dell’esigenza di voler valorizzare la realtà nella sua complessità fatta di caos e meraviglia così come le crepe che non si nascondono ma si mettono in risalto con l’oro, perché è li che risiede la vera bellezza. Il Presidente di Via dei Corti Marcella Messina insieme al Direttore Artistico Cirino Cristaldi e ai membri della direzione artistica e organizzativa Giuseppe Sapienza e Luigi Patti, presenteranno il programma fitto di incontri e con tante proiezioni durante la conferenza stampa che si svolgerà giovedì 20 novembre alle ore 10.00, alla Sala delle Arti del Comune di Gravina di Catania alla presenza del sindaco del comune etneo Massimiliano Giammusso. Oltre alle premiazioni e alle masterclass con ospiti importanti, Via dei Corti è soprattutto concorso internazionale di cortometraggi, in questa XI edizione sono giunte opere da tutto il mondo, ma non solo, la qualità dei corti è come sempre di altissimo livello. Grazie al lavoro dei 31 giurati, professionisti del settore cinematografico, sono stati decretati i finalisti. Le opere saranno mostrate al pubblico durante le serate del Festival. L’Auditorium Angelo Musco farà, ancora una volta, da cornice alle giornate ma non solo, anche il centro commerciale Katanè, da sempre main sponsor dell’evento, che ospiterà un incontro molto importante sabato 29 nel pomeriggio con la seconda edizione di Via dei Corti Acting Contest - Esprimi il tuo talento in tre minuti, un’opportunità che il festival vuol dare a tutti, esibendosi davanti una giuria di professionisti del cinema. Si comincia subito la mattina di giovedì 27 all’Auditorium Angelo Musco con la sezione “Corti Scolastici” che come ogni anno conferma la forte adesione di tanti studenti provenienti da diverse parti d’Italia, coordinati dal presidente di Via dei Corti Marcella Messina. Il calendario degli appuntamenti poi prosegue con gli incontri nel pomeriggio della sezione Campus con i registi Turi Zinna, Mauro Mondello e Nunzio Gringeri. Venerdì 28, all’auditorium Angelo Musco, la mattina sarà dedicata alla sezione “Film in Sicily” con la proiezione speciale del documentario L’ultima fila. Storia di Pippo Fava, a seguire ci sarà l’incontro Campus con l’autrice Maria Carla Virzì, la regista Emanuela Ranucci e l’avvocato Adriana Laudani. Sempre nel corso della mattinata si terrà un incontro Campus con le attrici Alessandra Masi, Angela Curri e Marina Savino. Nel pomeriggio, invece, incontri Campus con Vittoria Mascellaro e con l’autore Sandrone Dazieri. Sabato 29, l’auditorium Angelo Musco sarà vetrina durante tutta la mattinata per i documentari finalisti, mentre contemporaneamente alla Sala delle Arti ci sarà un progetto esclusivo dal titolo “Relazioni di benessere – “Dal caos alla meraviglia”, iniziativa promossa dalla Banca del Tempo di Catania, sportelli di Sant’Agata li Battiati e Gravina di Catania, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti e l’Istituto Emilio Greco. Si svolgerà prima un convegno e poi workshop a cura di Marcella Franchino (BdT Catania), Vittoria Mascellaro (Accademia Belle Arti) e Marcella Messina (Presidente Via dei Corti). Tante le attività che si potranno svolgere tra: psicodramma, laboratori creativi, esperienze con IA, giochi di ruolo, improvvisazioni teatrali. Domenica 30, si svolgerà: “Svelarsi” - Workshop di recitazione cinematografica a cura delle attrici Eleonora De Luca e Simona Taormina. A seguire incontri Campus con Giuseppe Firrincieli e Alessandro Costanzo. Tutte le serate saranno presentate da Simona Zagarella e Giulia Sapienza con l’incursione, nell’ultima serata del festival, dell’amato presentatore siciliano Ruggero Sardo. Come sempre saranno caratterizzate dalla proiezione dei corti finalisti divisi in due sezioni Animazione e Concorso Internazionale, tutte composte da eccellenti artisti e professionisti. In questa undicesima edizione saranno presenti tanti registi e attori dei corti in gara provenienti da tutta Europa. Oltre alla proiezione dei cortometraggi in gara durante le serate si svolgeranno anche le tanto attese premiazioni che arricchiscono il programma della manifestazione. Grazie alla collaborazione con Globus Television e il suo direttore Enzo Stroscio, sarà consegnato il Premio Globus – Via dei Corti per la valorizzazione del territorio al documentario Dry Sicily di Mauro Mondello e Nunzio Gringeri. Nel corso delle serate si svolgeranno anche altre premiazioni, Film in Sicily assegnato a L’ultima fila. Storia di Pippo Fava di Maria Carla Virzì ed Emanuela Ranucci e Premio Cinemigrare al corto Bambola di Giorgio Musumeci. Previsti anche in questa undicesima edizione i seguenti premi speciali: Premio “Via dei Corti - Astro Nascente” a Marina Savino. Premio “Via dei Corti al Talento Siciliano” a Salvatore Sanfilippo e Daniele Ciprì. Premio Via dei Corti alla Carriera a Michele D’Anca. Premio “Via dei Corti - Una vita per il cinema” ad Aurelio Grimaldi. Anche quest' anno ritorna il Premio NataLibera Web intitolato ad Armando Bonadonna, ideato dalla figlia Carlotta Bonadonna. Il riconoscimento sarà consegnato durante la serata finale del 30 novembre. Il vincitore è stato scelto tra i cinque finalisti della sezione documentari. Accordo TavianiAl via la raccolta firme per il Manifesto – Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e al Ministro della Cultura Alessandro Giuli “Il Cinema come Mestiere dell’Immaginario – per il Diritto di Cittadinanza allo Studio del Linguaggio cinematografico nelle Scuole” Lanciato durante la 19a edizione del festival, diretto da Giovanna Taviani, promosso in collaborazione con G.B. Palumbo Editore, con Jeremy Irons e Sinéad Cusack tra i primi firmatari Nel corso della diciannovesima edizione del SalinaDocFest, festival internazionale del documentario narrativo fondato e diretto da Giovanna Taviani, è stato presentato in un evento al Rapa Nui Resort di Santa Marina Salina il Manifesto – Lettera Aperta del SalinaDocFest “Il Cinema come Mestiere dell’Immaginario – per il Diritto di Cittadinanza allo Studio del Linguaggio cinematografico nelle Scuole” Nove i punti che compongono il Manifesto, promosso in collaborazione con G.B. Palumbo Editore, nato con il supporto fondamentale e le riflessioni del cineasta, critico e sceneggiatore Daniele Vicari, autore del libro Il cinema, l’immortale (Einaudi, 2022). Il Manifesto, scritto da Giovanna Taviani in collaborazione con un gruppo di critici e cineasti, promosso dal SalinaDocFest per affermare con forza il diritto allo studio del linguaggio cinematografico audiovisivo nelle scuole italiane, è disponibile per la sottoscrizione, una raccolta firme nazionale, attiva anche online attraverso la piattaforma Change.org al link https://www.change.org/p/per-il-diritto-di-cittadinanza-allo-studio-del-linguaggio-audiovisivo-nelle-scuole e sul sito ufficiale del festival al link https://www.salinadocfest.it/lettera-aperta-manifesto/ e si pone come strumento culturale e politico per affrontare una delle urgenze educative più pressanti del nostro tempo: formare cittadini consapevoli attraverso l’alfabetizzazione all’immagine. Tra i primi firmatari del manifesto gli attori Jeremy Irons e Sinéad Cusack, recenti ospiti con Oliver Stone del SalinaDocFest 2025. L'iniziativa condivide alcune delle sue finalità con il Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal 2018 dal Mic - Ministero della Cultura, DG Cinema e Audiovisivo e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e previsto dalla Legge cinema 220/2016. Il Piano ogni anno destina circa 20 milioni di euro per progetti di educazione all’immagine nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, quali laboratori didattici, proiezioni in sala con approfondimenti tematici, ideazione e realizzazione di prodotti audiovisivi e percorsi di formazione per docenti. Tra gli obiettivi prioritari del Piano, l’alfabetizzazione al linguaggio cinematografico, la lotta all’analfabetismo iconico, la comprensione critica del presente e la promozione di competenze tecniche e artistiche. Nelle scorse edizioni sono stati coinvolti 1,7 milioni di studenti, oltre 100 mila docenti e circa 10 mila plessi scolastici. Il SalinaDocFest lancia quindi una vera e propria sfida culturale decisiva per il nostro tempo: riconoscere il linguaggio audiovisivo come parte integrante dell’educazione scolastica. Impegnato nella promozione della cultura cinematografica e dell’educazione all’audiovisivo, il SalinaDocFest sostiene una proposta concreta per l’introduzione del linguaggio audiovisivo nel percorso scolastico di ogni ordine e grado. “Il tema della crisi delle parole – sottolinea Giovanna Taviani - riguarda anche le immagini che, saturate, decontestualizzate, private di un referente hanno smesso di dirci qualcosa sul mondo in cui viviamo, non creano più empatia. Tutti parliamo il linguaggio delle immagini, ci navighiamo dentro, le produciamo. Eppure a scuola nessuno ci insegna la sua grammatica. Un vero e proprio paradosso: siamo analfabeti del linguaggio audiovisivo, ma è l’unico linguaggio che utilizziamo. Solo lo studio dell’immagine e delle sue potenzialità possono fare da bussola per le nuove generazioni e trasformare gli studenti in cittadini consapevoli, perché il cinema è lo strumento con cui i nostri ragazzi interpretano il mondo, costruiscono identità, esprimono emozioni e visioni”. L’iniziativa si propone di rendere il cinema e il linguaggio audiovisivo un vero e proprio oggetto di insegnamento, promuovendone la dignità culturale, educativa e professionale. In questa direzione si muove il Manifesto per il diritto di cittadinanza del linguaggio audiovisivo, un appello pubblico a cui chiunque può aderire tramite una petizione online, con l’obiettivo di raccogliere il maggior numero di firme entro il 30 dicembre 2025, quando sarà inviata come Lettera Aperta al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. La proposta mira a: introdurre la materia di insegnamento del linguaggio cinematografico audiovisivo nel curriculum scolastico: il SalinaDocFest chiede, infatti, al Ministero dell’Istruzione e del Merito di introdurre la materia del linguaggio audiovisivo nei programmi ufficiali, riconoscendo il cinema come linguaggio educativo e mezzo di formazione culturale. Promuovere il dialogo tra scuole e mondo del cinema: si propone una rete attiva tra le scuole e le realtà professionali del settore audiovisivo – festival, registi, autori, case di produzione – per offrire incontri, laboratori e percorsi formativi integrati. Offrire esperienze dirette e laboratori creativi, in particolare per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, si propongono laboratori di scrittura audiovisiva, analisi filmica, regia e montaggio, favorendo l’incontro diretto con i mestieri del cinema e con l’universo della narrazione visiva. Formare le nuove generazioni alla cittadinanza visiva: il progetto intende formare cittadini capaci di decifrare e usare criticamente i linguaggi digitali, contribuendo alla costruzione di una nuova alfabetizzazione visiva, fondamentale in una società dominata dall’immagine. Da settembre 2025 il progetto sarà diffuso ufficialmente nelle scuole medie e superiori italiane grazie alla collaborazione con Palumbo Editore, punto di riferimento storico per la didattica nazionale, e con l’Assessorato regionale all’Istruzione della Regione Siciliana, con il quale il SDF ha avviato un dialogo istituzionale. In occasione del Convegno “Cinema e Scuola” di Palermo, che si tiene dal 24 al 26 settembre, Giovanna Taviani presenterà i primi risultati ottenuti e lancerà pubblicamente il percorso per rendere sistemica la presenza del linguaggio audiovisivo nella formazione scolastica. Il Manifesto - proposta per l’introduzione del linguaggio audiovisivo nelle scuole italiane si esplicita in nove punti-cardine. Obiettivo dichiarato è di educare gli studenti all’uso critico, consapevole e creativo delle immagini, fornendo loro strumenti per leggere il mondo contemporaneo. 1) Il tempo dell’immagine Viviamo nel tempo dell’immagine. Le nuove generazioni nascono e crescono immerse in un flusso costante di contenuti audiovisivi: video, film, serie, social media. L’immaginario collettivo si forma davanti a uno schermo. Eppure la scuola continua a ignorare sistematicamente il linguaggio delle immagini, come se non fosse parte integrante della nostra cultura e della nostra realtà. Questo scarto è diventato insostenibile. 2) Il Cinema come Linguaggio, non solo mercato Il cinema è da sempre una forma espressiva capace di costruire immaginari alternativi. Non si tratta solo di difendere la sala o l’esperienza collettiva della visione, ma di proteggere il cinema come linguaggio autonomo, in grado di interpretare il presente e di produrre visioni del possibile, anche e soprattutto in opposizione all’omologazione mediatica globale. La tecnologia cambia, ma l’urgenza espressiva di senso resta. Dobbiamo affermare che il cinema è cultura, conoscenza, gesto sociale e politico. 3) Il Diritto allo Studio del Linguaggio Audiovisivo Se nel passato alfabetizzarsi voleva dire imparare a leggere e scrivere parole, oggi essere cittadini consapevoli significa saper leggere, interpretare e creare immagini. L’alfabetizzazione visiva non è un lusso: è un diritto. Ed è tempo che la scuola italiana lo riconosca. 4) Un nuovo Immaginario per un’altra educazione Se lo stomaco tende a rigettare i cibi indigesti, gli occhi tendono a ripetere le immagini moleste: in un’epoca saturata da immagini, lo studio del linguaggio audiovisivo può diventare un atto di autodifesa culturale, un modo per decifrare, smontare, ricostruire. Il cinema, nella sua essenza poetica e artigianale, offre ai giovani non solo uno strumento per comprendere il mondo, ma anche per immaginarne uno nuovo. 5) Il Cinema come Mestiere dell’Immaginario La difesa del cinema non è solo difesa del “film”, ma del suo fare: scrivere, inquadrare, montare, musicare, sonorizzare, recitare, scenografare. Il mestiere del cinema vive nella pratica di chi accende la luce giusta, trova la nota perfetta, costruisce una scena credibile. È un lavoro collettivo, ma creativo; antico e modernissimo. E oggi, nel tempo dell’intelligenza artificiale e dell’autogenerazione delle immagini, è ancora più urgente preservare il capitale umano del cinema, le sue competenze, il suo valore formativo e simbolico. 6) Il documentarista come eroe del futuro In un’epoca in cui la fiction genera direttamente la realtà sostituendosi al referente e la regia a distanza rischia di cancellare l’esperienza effettiva del set cinematografico, il documentarista assume un nuovo ruolo centrale: è colui che cammina, incontra, osserva, racconta, riportando alla luce storie dimenticate, territori marginali, persone invisibili. Lontano dalla virtualità, restituisce realtà e ne fa esperienza condivisa. 7) Il documentario come Erlebnis Nella scuola il documentario ha un ruolo specifico e potente. Porta il mondo in classe, favorisce l’acquisizione di una grammatica affettiva dei sentimenti, attraverso temi come la sessualità, la fluidità di genere, la depressione, il rapporto padri e figli. In un sistema scolastico che ambisce a formare persone oltre che cittadini, il documentario si configura come strumento educativo privilegiato, capace di restituire ai giovani il senso della Erlebnis o “esperienza vissuta” (cit.Walter Benjamin) 8) Le Eolie come “Isole del Cinema” Il Manifesto SDF 2025 è un progetto che guarda lontano: fare delle Eolie, dove realizzarono i loro capolavori cineasti di fama mondiale come Rossellini, Antonioni, De Seta, i fratelli Taviani, e oggi Nolan per la sua nuova Odissea, un laboratorio permanente di cinema. Un luogo dove studiare e insegnare i mestieri del cinema, dove formare giovani provenienti da ogni parte del mondo, dove imparare a costruire miti e visioni. 9) Lettera Aperta con raccolta di firme di tutti i cittadini Data l’eterogeneità del mondo cinematografico italiano, più che un manifesto si propone una lettera aperta rivolta al Ministero dell’Istruzione e della Cultura, per chiedere il riconoscimento ufficiale del linguaggio audiovisivo come materia scolastica fondamentale. Una proposta che nasce da un’urgenza culturale, educativa e politica. Perché le immagini, se non le domini, ti dominano. E perché il cinema, oggi più che mai, deve tornare a essere una scuola di pensiero, di sogno e di libertà. Celeste Dalla Porta, un nome che sta rapidamente emergendo nel panorama cinematografico italiano. Con la sua autenticità e un talento innegabile, è passata da un percorso classico fatto di provini e ruoli secondari a un ruolo da protagonista, catturando l'attenzione di critica e pubblico. Grazie infatti al film Parthenope del maestro Paolo Sorrentino, di cui è stata la protagonista, è tra i nuovi volti della settima arte più apprezzati e discussi del momento.
In una piacevole chiacchierata abbiamo delineato un percorso non sempre semplice verso la popolarità, le sue paure e la sua visione sulla bellezza in un mondo sempre più omologato e standardizzato. Il tuo percorso, da attrice non ancora affermata a protagonista del film di un maestro del cinema come Paolo Sorrentino, è sicuramente affascinante. Potresti raccontarci come si è svolta questa "escalation"? Quali sono state le tappe che ti hanno portato fino a lui e, soprattutto, come hai vissuto quel momento di svolta in cui Sorrentino ha deciso di scommettere su di te? "Sono arrivata a questo ruolo attraverso un percorso piuttosto classico, ma intenso: una lunga serie di provini importanti. Non è stato un processo immediato, anzi. C'è stato un periodo di incertezza durato diversi mesi, dovuto principalmente al fatto che non sono di Napoli e, soprattutto, non ero un'attrice già affermata. Non avendo mai recitato in un film prima, ero consapevole del rischio che il regista si sarebbe preso scegliendomi. Eppure Sorrentino ha scelto di rischiare, lui ha deciso di credere in me, ed io in lui, di questo gli sono profondamente grata. Si è creato un grande scambio di fiducia reciproca, una scommessa che io e lui abbiamo deciso di fare insieme. Per me, ovviamente, era la realizzazione di un sogno enorme e, non appena mi ha confermato, abbiamo subito iniziato con le prove". Sei stata spesso descritta come un'icona di bellezza e, nel tuo ruolo, rappresenti anche una "certa" bellezza di Napoli. In un mestiere come il tuo, quanto peso dai all'aspetto fisico? La bellezza può essere un valore aggiunto, ma a volte può anche diventare un peso o un limite nella carriera? "Non mi considero una bellezza convenzionale. Ci sono così tante bellezze iconiche che rientrano negli standard classici, ma credo che qui si stia parlando di qualcosa di diverso. La bellezza che il film esplora è, se vogliamo, la bellezza intrinseca della giovinezza. Il punto centrale è quanto sia affascinante e magnetica la condizione di essere giovani, un'energia che trasforma la giovinezza in bellezza, al di là di qualsiasi canone estetico prestabilito. Anzi, c'è una vera e propria decostruzione di quei canoni. Sono convinta che sia sempre più fondamentale imparare a riconoscere la bellezza nella sua semplicità, nel liberarsi dai modelli che la società ci ha imposto e continua a imporci. La vera bellezza, a mio parere, si trova nei dettagli più inattesi, quelli che non sempre sono facili da decifrare a un primo sguardo". Il set di un film importante può essere un luogo di grande intensità. Ci sono state scene che ti hanno particolarmente imbarazzato? Ci sono stati dei momenti particolarmente difficili, che richiedevano una forte preparazione emotiva o tecnica, e che ti hanno messo alla prova come attrice? "Non ho provato imbarazzo. Credo che ciò che il pubblico percepisce come imbarazzante non corrisponda necessariamente a come gli attori vivono quei momenti. Il set, infatti, è un luogo di lavoro professionale, dove ogni azione viene svolta con precisione. Quando c'è una scena da girare, la si affronta in modo pratico e senza lasciare spazio all'imbarazzo. Certo, l'imbarazzo può emergere a livello di pensiero, prima di iniziare, ma una volta che si è nel vivo del lavoro, si agisce in maniera molto controllata.Più che l'imbarazzo, sono state tante le cose difficili da affrontare: l'ansia da prestazione è stata una costante. C'era sempre la paura di sbagliare, la preoccupazione di deludere le aspettative e rovinare un progetto così grande e importante. Questa paura di non essere all'altezza mi ha accompagnato in ogni fase: c'era prima di iniziare a girare, durante le riprese e continua a esserci anche ora". L'intervista a Celeste Dalla Porta ci ha offerto uno sguardo intimo sul suo percorso, fatto di fiducia, ansie e una visione autentica della bellezza. Il suo debutto in un film così atteso non è solo il traguardo di un sogno, ma l'inizio di una carriera che siamo certi ci regalerà ancora grandi emozioni. Due tra le nuove stelle del cinema italiano e internazionale saranno a Taormina per ricevere il Nations Award 2025 sabato 28 giugno nel Gala di premiazione al Teatro Antico: Hande Soral, attrice turca, protagonista della serie di grande successo “Terra Amara”, e Celeste Dalla Porta, milanese, interprete dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, “Parthenope”. Le due artiste arricchiscono il parterre di nomi già annunciati nei giorni scorsi, i maestri Luc Besson, Terry Gilliam, Emir Kusturica ed Enrico Vanzina: “La XIX edizione del Premio sarà un racconto del cinema tra passato, presente e futuro - sottolineano Michel Curatolo e Marco Fallanca, rispettivamente presidente e direttore artistico dell’evento - grazie alla presenza, da un lato, di grandi firme del grande schermo europeo, dall’altro di interpreti femminili che si stanno distinguendo sulla scena mondiale, apprezzate sia dal grande pubblico che dalla critica”.
Il Gala, condotto dall’attrice Barbara Tabita e dal giornalista Andrea Morandi, vedrà la partecipazione del cantautore siciliano Luca Madonia che proporrà alcuni dei brani più importanti del suo repertorio e omaggerà il maestro Ennio Morricone con la giovane orchestra sicula e il coro vocale ensemble del maestro Paolo Li Rosi. La serata al Teatro Antico avrà inizio alle ore 21, l’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti: per fare richiesta di biglietti è necessario mandare un’email coi nominativi all’indirizzo [email protected]. La XIX edizione dei Nations Award è promossa sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e del Senato della Repubblica, col patrocinio e sostegno di Regione Siciliana, ARS e Parco Archeologico di Naxos, col patrocinio di Comune di Taormina, Città Metropolitana di Messina e Università di Messina. Si svolge in collaborazione con Italferr, Bottega, Zenith S.p.A., LC Energy, 7Seas Med, Sunleonard Energy, Donnalucata, Sicily Outlet Village, Baps, Grand Hotel San Pietro, Hotel NH Collection, Istituto Nazionale Bioarchitettura, Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Provincia di Messina, Fondazione Architetti Messina, Ordine Ingegneri Messina, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina, Consiglio Notarile di Messina, Confagricoltura Catania, Tourism Bureau Messina e Associazione BIOS. Hande Soral, nata nel 1987, si è laureata all'Università di Istanbul Bilgi, Dipartimento di Psicologia. Dopo aver iniziato la sua carriera di attrice nel 2008 con "Küçük Kadın", Soral ha recitato in popolari serie televisive come "Lovebird", "Yılanların Öcü" e "Resurrection: Ertugrul". La sua interpretazione di Ümit in "Bitter Lands-Terra Amara" le ha portato il riconoscimento internazionale. Ha recitato in numerosi film e serie televisive, come "We'll Get Back To You" e "My Dead's Heart". L'opera teatrale "Dali’s Women" ha segnato il suo debutto teatrale. Con il suo ruolo nella seconda stagione dell'apprezzata serie digitale "Gassal", ha ottenuto ancora una volta ottime recensioni dal pubblico. Soral e suo marito, l'attore İsmail Demirci, hanno un figlio. Celeste Dalla Porta, classe 1997, studia danza e teatro-danza con la coreografa americana Julie Anne Stanzak. Nel 2019 si trasferisce a Roma, dove si diploma al Centro sperimentale di Cinematografia. Due anni dopo il diploma, appare nel cortometraggio Cecità di Niccolò Donatini, mentre l'anno successivo è al Festival di Venezia come protagonista della mini-serie Red Mirror, realizzata per Campari. Nel 2020, ancora studentessa, gira una scena di È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, poi tagliata in fase di montaggio. Il regista napoletano si ricorderà di lei quando inizierà la scrittura di Parthenope (2024), film di cui sarà protagonista. Luc Besson, Terry Gilliam, Emir Kusturica ed Enrico Vanzina: sono quattro i pluripremiati maestri del cinema contemporaneo che il prossimo 28 giugno riceveranno il Premio alla Carriera nella suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina in occasione della serata di gala del Nations Award, il premio cinematografico fondato negli anni ’70 in seno alla Rassegna cinematografica internazionale di Messina e Taormina e già assegnato ad acclamate icone del cinema mondiale quali Gina Lollobrigida, Woody Allen, Claudia Cardinale, F. Murray Abraham, Gérard Depardieu, Ferzan Özpetek, Daniel Brühl, Christopher Lambert, Nicola Piovani, Abel Ferrara, Vittorio Storaro, Kevin Spacey e Giancarlo Giannini. L’evento, giunto alla XIX edizione e dedicato al grande tema della sostenibilità ambientale, è organizzato sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e del Senato della Repubblica, col patrocinio e sostegno di Regione Siciliana, ARS e Parco Archeologico di Naxos, col patrocinio del Comune di Taormina e della Città Metropolitana di Messina.
Dopo l’annuncio della partecipazione di Luc Besson – celebre regista, sceneggiatore e produttore francese vincitore del Premio César per Il Quinto Elemento – che a Taormina nel 1983 aveva presentato in anteprima il suo primo lungometraggio, Le Dernier Combat, e qualche anno dopo era tornato per effettuare le riprese di Le Grand Bleu, si compone di ulteriori e prestigiose presenze il parterre di ospiti d’onore del gala che celebre le eccellenze della Settima Arte. “Siamo orgogliosi di poter accogliere a Taormina alcuni dei Maestri che hanno lasciato un'impronta indelebile nel grande cinema contemporaneo, che può essere al contempo popolare e d’autore” - hanno dichiarato Michel Curatolo e Marco Fallanca, rispettivamente Presidente e Direttore Artistico dell’evento. “L’attesissimo ritorno di Luc Besson così come la tempestiva adesione di Gilliam, Kusturica e Vanzina confermano il valore e la mission del riconoscimento, che intende premiare l’eccellenza artistica internazionale ma farlo anche tenendo conto di scelte filologicamente legate alla tradizione e al prestigio di Taormina e alla storia dei grandi cineasti che ha scoperto o contribuito a lanciare”. Insieme a Luc Besson, autore di film iconici come Subway, Nikita e Léon, farà ritorno a Taormina anche un altro leggenda come Terry Gilliam - regista, sceneggiatore, comico, animatore, scrittore, produttore e scenografo – unico membro americano dei Monty Python, di cui ha inizialmente diretto le animazioni per poi diventarne in seguito un membro a pieno titolo, collaborando alla serie televisiva Monty Python’s Flying Circus (1969–1974) e ai film Monty Python e il Sacro Graal, Brian di Nazareth e Il senso della vita. Vincitore del BAFTA Award per il contributo eccezionale al cinema britannico e del BAFTA Fellowship alla carriera, Gilliam ha poi orientato la propria carriera verso la regia di film di carattere drammatico, affrontando tematiche legate all’immaginazione e alle opposizioni alla burocrazia e all’autoritarismo. Tra i 13 lungometraggi che ha diretto – talvolta ambientati in mondi distopici e con elementi di commedia nera e tragicomica – si ricordano capolavori come Brazil, Le avventure del barone di Munchausen, La leggenda del re pescatore, L'esercito delle 12 scimmie, Paura e delirio a Las Vegas e I fratelli Grimm e l'incantevole strega. Ulteriore prestigiosa presenza nel parterre di premiati è quella di Emir Kusturica – regista, musicista e sceneggiatore – noto per lo straordinario successo tra gli anni '80 e '90, autore di pellicole dal carattere marcatamente surreale e grottesco, e non prive di graffianti spunti satirici, che gli hanno valso tutti i premi principali dei più importanti festival cinematografici. Dopo l’esordio con il cortometraggio Guernica, premiato al Festival di Karlovy Vary, il cineasta bosniaco naturalizzato serbo si è aggiudicato il Leone d’oro come miglior opera prima al Festival di Venezia nel 1981 per Ti ricordi di Dolly Bell? e, nel 1985, anche la prima Palma d’oro al Festival di Cannes per Papà... è in viaggio d'affari, oltre alla nomination all’Oscar al miglior film straniero. Premiato per la miglior regia a Cannes nel 1988 per il successivo Il tempo dei gitani, vince l’Orso d’argento a Berlino per Il valzer del pesce freccia, al quale segue la commedia vincitrice ancora della Palma d’oro nel 1995 Underground, considerato dalla critica il suo capolavoro e uno dei migliori film del XX secolo. Nel 1998, con Gatto nero, gatto bianco, una commedia provocatoria e farsesca ambientata in un accampamento zigano sulla riva del Danubio, si aggiudica anche il Leone d’argento - Premio speciale per la regia. A comporre questo special poker di eccezionali cineasti anche Enrico Vanzina, primogenito del grande Steno, che al fianco del padre ha debuttato come aiuto regista per poi virare sulla sceneggiatura e firmare, in oltre quarant’anni di carriera, oltre cento sceneggiature. La prima è quella di Luna di miele in tre nel 1976, seguita nello stesso anno da Febbre da cavallo, da molti considerata il suo capolavoro. Ma è assieme al fratello regista Carlo che scrive sceneggiature di film indimenticabili come Sapore di mare, Il pranzo della domenica, Eccezzziunale... veramente, Vacanze di Natale, Yuppies - I giovani di successo, Le finte bionde, Sotto il vestito niente, Via Montenapoleone, Il cielo in una stanza, Ex - Amici come prima!, Mai Stati Uniti e Non si ruba a casa dei ladri. Ha inoltre prodotto molti programmi televisivi, tra cui le serie I ragazzi della 3ª C (1987-1989), Amori (1989), Anni '50 (1998), Anni '60 (1999) e Un ciclone in famiglia (2005-2008). Oggi considerato uno dei massimi esponenti della commedia all’italiana, nel 2023 è stato insignito del David di Donatello alla carriera. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino celebra il genio creativo di James Cameron, uno dei più grandi registi, sceneggiatori, produttori e innovatori contemporanei. La mostra The Art of James Cameron , allestita alla Mole Antonelliana dal 26 febbraio al 15 giugno 2025 , offre ai visitatori un viaggio attraverso sei decenni di espressione artistica di James Cameron, raccogliendo una straordinaria selezione di opere rare, tratte dall'archivio privato del celebre regista: una sorta di "autobiografia attraverso l'arte", come la definisce lo stesso Cameron. “Siamo felici di poter accogliere questa mostra, lungamente attesa dalla città, dedicata a uno degli artisti che hanno maggiormente influenzato l'immaginario collettivo degli ultimi quarant'anni – sottolinea Carlo Chatrian , direttore del Museo Nazionale del Cinema . Siamo certi che l'originale, spettacolare, l'allestimento offrirà un degno contrappunto alla visionarietà di James Cameron. Per la prima volta l'Aula del Tempio sarà riempita di gigantesche immagini in movimento che esalteranno la dimensione onirica dell'arte di James Cameron”. “Siamo lieti che la mostra The Art of James Cameron , ideata dalla Cinémathèque française in collaborazione con la Avatar Alliance Foundation, inizierà il suo tour internazionale nel febbraio 2025, al Museo Nazionale del Cinema, nella spettacolare Mole Antonelliana - afferma Frédéric Bonnaud , direttore della Cinémathèque française . Siamo certi che questo viaggio unico nella mente dell'innovatore più geniale del cinema incontrerà tanti visitatori entusiasti come a Parigi alla Cinémathèque française”. Adattata alla particolare struttura verticale della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema, l'esposizione mette in mostra il processo creativo che ha portato alla creazione di classici contemporanei come Terminator , Aliens-Scontro finale , Titanic e la serie di Avatar . L'allestimento espositivo presenta diversi elementi di grande impatto che rendono la Mole Antonelliana un'immersione nel mondo visionario di James Cameron. Pur avendo creato e utilizzato tecnologie cinematografiche di altissimo livello durante la sua carriera, il processo creativo di Cameron è iniziato con strumenti semplici come una penna, matita e colori. The Art of James Cameron include tutto, dai suoi primi schizzi a progetti mai realizzati, fino alle sue opere più celebri. Visitando la mostra, si potrà cogliere come idee, temi e le stesse immagini hanno in qualche modo dato forma ai film del regista canadese. James Cameron ha mostrato un'abilità straordinaria fin da giovane, riempiendo quaderni di schizzi con illustrazioni di creature aliene, mondi lontani e meraviglie tecnologiche. Con il tempo, la sua arte è diventata sempre più sofisticata, esplorando grandi temi che avrebbero influenzato il suo lavoro successivo, come la minaccia di una catastrofe nucleare oi pericoli legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il percorso espositivo parte dall' Aula del Tempio , dove il visitatore viene accolto da 3 schermi giganti in tripolina posizionati a 18 metri di altezza intorno all'ascensore panoramico, una sbalorditiva installazione a cura di Kim Butts, direttore creativo della Avatar Alliance Foundation, e di Giorgio Ferrero, regista e direttore creativo di MYBOSSWAS. Qui i disegni di Cameron si animano e prendono vita sugli schermi: meduse giganti, alieni e creature fantastiche sembrano fluttuare nella cupola della Mole Antonelliana proiettando il visitatore in una dimensione onirica. Sempre nell'Aula del Tempio, un tunnel immerge il visitatore nella cronologia della produzione cinematografica di Cameron, grazie a due touch screen che permettono di ripercorrerne l'intera carriera. In occasione della mostra, sono state riallestite tre “chapelle” nell'Aula del Tempio . Il Caffè Torino diventa l'omaggio a Titanic: Viaggiare nel tempo , arricchito da disegni e oggetti di scena del film. La stanza del Vero e Falso è interamente dedicata a Terminator e al celebre Stan Winston Studio , con modelli a grandezza naturale. Nelle sale CINEVR 1 e CINEVR 2, un inedito montaggio sul processo creativo di Aliens - Scontro finale , dal disegno al film, attraverso le parole del regista. L'affascinante universo di The Art of James Cameron si sviluppa sulla rampa elicoidale ed è diviso in 5 aree tematiche : Sognare ad occhi aperti, La Macchina umana, Esplorare l'ignoto, Mondi indomiti, Creature. Il percorso espositivo inizia con un video di James Cameron che dà il benvenuto ai visitatori. Gli oltre 300 oggetti originali in esposizione includono disegni, dipinti, bozzetti, oggetti di scena, costumi, fotografie e tecnologie 3D realizzate o adattate dallo stesso Cameron, grande innovatore tecnologico in molteplici discipline. L'esposizione al Museo Nazionale del Cinema include inoltre 60 opere aggiuntive : tra queste, le Future Boards, gli storyboard per il “flashback nel futuro” di Terminator e diverse opere inedite nella sezione La Macchina umana . Lungo il percorso immagini, 6 postazioni sonore immersive offrono i punti ottimali per “vedere” e “ascoltare” la mostra, in un continuo rimando di tra gli schermi, il sound design e le opere esposte. Inoltre, tramite QR Code è possibile ascoltare la voce di James Cameron che commenta 16 opere e un apposito percorso ad altezza bambino accompagna i più piccoli alla scoperta della mostra. La mostra è allestita secondo i criteri del Design for All , al fine di favorire un'agevole fruizione per tutti i visitatori . In particolare, sono presenti 9 pannelli multisensoriali che offrono: testi introduttivi ad alta leggibilità, riproduzioni visivo-tattili di una selezione di disegni con guida audio italiano e inglese all'esplorazione tattile. Ciascuna sezione presenta introduzioni con interpreta LIS accessibili tramite QR; i video in mostra sono sottotitolati per non studenti e le presentazioni di Cameron affiancato da interprete LIS. Per tutta la durata della mostra verranno organizzate delle iniziative per il pubblico , visite guidate dedicate , attività per le scuole e proiezioni al Cinema Massimo. L'omaggio a James Cameron propone al Cinema Massimo , dal 21 febbraio al 5 marzo 2025, una retrospettiva completa , inclusi i film a cui ha collaborato quando lavorava nella Factory di Roger Corman, come sceneggiatore e produttore, insieme a Kathryn Bigelow, di due dei suoi film. A completamento della mostra, vede la stampa la versione italiana del catalogo L'Arte di James Cameron , edito da Silvana Editoriale , un viaggio attraverso le complessità di una mente brillante la cui immaginazione non conosce limiti. Dagli archivi personali del cineasta, vengono qui svelate centinaia di illustrazioni rare e inedite, tutte commentate dal loro autore, che ripercorrono la sua evoluzione creativa nel corso degli anni. Dai disegni dell'infanzia ai dipinti per i poster fino alla concept art più recente, il volume mostra come le sue più grandi idee siano rimaste sulla carta per molto tempo, in attesa di una scintilla, di un'innovazione tecnologica capace di portarle in vita. Alcuni momenti della conferenza stampa e Preview per gli addetti ai lavori Conferenza stampa: Il direttore del museo del cinema Carlo Chatrian e Kim ButtsNelle sale è uscito il 19 ottobre PAOLO VIVE, il docufilm scritto e diretto dalla regista siciliana Debora Scalzo, con protagonista l'attore Bruno Torrisi nelle vesti del giudice Paolo Borsellino. A trent'anni dalla strage di via D'Amelio, l'originale omaggio d'autore al magistrato e all'uomo “Paolo”, realizzato tra Palermo e Catania, con un primo ciak girato già lo scorso fine gennaio, e' uno dei progetti piu' coraggiosi dell'autrice. Scrittrice e sceneggiatrice cinematografica siciliana, Debora Scalzo ha al suo attivo diversi libri dedicati alle forze dell’ordine e importanti premi per la letteratura poliziesca e sociale.
La distribuzione internazionale partirà da dicembre per un tour internazionale che toccherà l'Europa, il Regno Unito, la Nuova Zelanda, l'Australia, il Brasile e il Nord America, con proiezioni speciali a Los Angeles, New York, Toronto e Vancouver. Un vero viaggio attraverso i continenti. Con Paolo Vive la Scalzo debutta alla regia, l'autrice ha voluto raccontare la storia di un grande magistrato e di un uomo dagli alti valori, che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia, un esempio per le nuove generazioni”. Il docufilm è prodotto dalla stessa regista, con Underground Studio Production, Dip Studio Production, Mat&Teo Production, Pierangela Giuffrida e Andrea Festa. Il cast tecnico e' tutto siciliano, come dice la Scalzo "Sono il valore aggiunto al progetto, dal filmmaker dronista Antonio Licciardello, il doppiatore Mario Giarola, l'hair stylist Toni Pellegrino e la makeup artist Costanza Dicorrado". La colonna sonora è prodotta dal cantautore barese Gianni Pollex (autore di artisti quali Ermal Meta, Emma Marrone, Chiara Galiazzo, Elodie), e firmata da Roberto Williams Gugliemi e Debora Scalzo. L'audiovisivo è suddiviso in due parti, da un lato interviste e testimonianze esclusive, dall'altro l'interpretazione di Torrisi, attore "eccellenza siciliana". Vediamo nel dettaglio cosa ci racconta Debora Scalzo È un progetto importante che nasce da un desiderio di quando eri piccola, come sei arrivata alla realizzazione attuale? Un onore immenso poter raccontare la storia del grande e insostituibile uomo e magistrato, quale era il giudice Paolo Borsellino. Un uomo da sempre stimato, ma soprattutto, un progetto custodito nel mio cassetto sin da giovanissima, ricordo ancora la mia tesina alle superiori dedicata proprio a lui e a ciò che ha fatto per noi giovani, il ricordare non solo lui, ma anche i suoi angeli della scorta e lo stesso Antonio Vullo (agente di scorta del giudice e unico sopravvissuto alla Strage di Via D'Amelio). Antonio l'ho voluto fortemente all'interno del progetto per un'intervista esclusiva, Antonio è un uomo a cui voglio un mondo di bene e che merita tanto, ma che purtroppo questo Stato ha dimenticato. Paolo Vive nasce per i giovani, per donare a tutti loro un docufilm dedicato alla legalità, e poter permettere loro di portare avanti ideali di uomini eroi, di poter rispettare le regole di una vita sociale pulita corretta e meritocratica, i valori della democrazia e della libertà e diffondere tra gli studenti la cultura dei valori civili. Sarà distribuito in Italia e all'estero alla fine del 2023, con presentazioni in festival di cinema internazionali. Per la realizzazione del progetto devo dire grazie a tutte le maestranze con il quale collaboro, che ci hanno creduto sin da subito, alla Dottoressa Murabito e Catania Film Commission, Palermo Film Commission, Sicilia Film Commission e un grazie enorme alla famiglia Borsellino, per sostenerci e supportarci sempre. Qual è stato il cammino, difficoltà? o criticità? Se ci sono state. "Realizzare questo progetto è stato un lungo cammino, dalla parte film con la mia stesura della sceneggiatura, alla parte docu con tutte le personalità da intervistare che ho scelto personalmente accuratamente. Ho voluto solo persone che hanno amato, stimato e vissuto realmente il giudice. Non ho voluto intervistare magistrati antimafia che sono entrati in politica, perchè penso che chi combatte la mafia tutti i giorni non possa entrare in politica e soprattutto perchè il giudice Borsellino aspetta ancora giustizia da uno Stato che lo ha tradito, da uno Stato che sa ma che non parla. Difficoltà e criticità si ci sono state, ci sono state quando mi sono sentita dire "Perchè devi girare un docufilm che racconta la storia di un uomo morto trent'anni fa, ormai è morto". Ecco questa più che difficoltà e criticità è stata la delusione, la delusione di sapere che ancora alcuni siciliani la pensano così. Ma allo stesso tempo è stata la mia forza per andare avanti e realizzare un qualcosa di unico per omaggiare un uomo che è stato e sarà per sempre un vero siciliano, un uomo che rende noi siciliani onesti orgogliosi di esserlo". E' il tuo debutto alla regia, come ti sei preparata? "Non potevo immaginare migliore debutto alla regia, ovviamente rafforzato da una lunga esperienza nell'ambito delle sceneggiature e delle produzioni audiovisive. Mi sono preparata leggendo moltissimo, studiando e documentandomi su tutta la vita del giudice Borsellino e devo dire grazie infinitamente anche a Manfredi (Manfredi Borsellino, figlio del giudice Borsellino), abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate sul suo favoloso papà. E soprattutto, devo dire grazie a lui per avermi fatto conoscere una donna eccezionale, quale Roberta Gatani (sua cugina, nipote del giudice), una donna straordinaria che insieme a Salvatore Borsellino (fratello del giudice Borsellino) hanno inaugurato nel 2015 la "Casa di Paolo". La "Casa di Paolo" non è una casa memoria, ma qualcosa di vivo, dove i ragazzi del quartiere trovano un'alternativa a quella perversa spirale che potrebbe inghiottire tanti di loro come i compagni di gioco di un tempo di Paolo e Salvatore Borsellino". Chi sono i tuoi maestri? "Devo dirti la verità, ma nel mio lavoro non m'ispiro a nessuno, sono completamente me stessa. Posso avere stima per grandi registi, ma mai in assoluto imitare nessuno, ognuno è unico nella sua unicità". Com'è stato lavorare sul set? "Profondamente emozionante. Ho lavorato con la mia squadra, che definisco "una squadra fortissima". Maestranze tutte Made in Sicily, tranne il nostro super Mario (Mario Giarola) veronese doc, tutti grandi professionisti. Ho avuto addirittura dei miei momenti di crollo, crollo in pianti molto riflessivi, dove la storia mi è entrata dentro in modo viscerale. Penso che una siciliana che racconta la propria terra, sia qualcosa di forte. E ci tengo molto a ringraziare tutti i ragazzi che mi sono stati da grande supporto emotivo, in particolar modo ad Antonio Licciardello (mia spalla destra) e mia sorella che era con me sul set. Ma ognuno di loro è stato prezioso. D'altronde sono una regista donna, e noi donne siamo molto empatiche. Permettimi di dire, che il cinema ha bisogno di più donne registe, anche per questo". Com'è stato dirigere Torrisi? "Un sogno che si è avverato. Bruno è tra i miei attori preferiti da sempre, nonchè un caro amico. Un grande umile, ecco lo definisco così, un grande professionista che arriva, arriva al suo pubblico proprio per la sua personalità genuina, spontanea e allo stesso tempo malinconica, nostalgica, saggia e profonda". Sei una scrittrice, sceneggiatrice, imprenditrice e ora anche regista. In quale di questi ruoli ti riconosci di più. "In ogni lavoro sono me stessa, in ogni lavoro che svolgo creo, e creare è la mia vita. Nella scrittura racconto storie, nelle sceneggiature do vita ai miei personaggi, nella regia li dono al mondo, nel mondo della moda invece è un mix di ognuno, creo nella mia testa, disegno e poi dono la mia arte al mondo. Senza l'uno e l'altro non sarei me stessa. Tra le altre cose, riflettevo poco tempo fa sul fatto che creo di notte, al buio, con in sottofondo musica nostalgica, ma sopratutto, che creo nei miei momenti più malinconici, quindi mi sono ritrovata nel mio ufficio e guardandomi attorno e vedendo tutte le mie creazioni mi sono detta "Caspita quanto sono sofferente" e poi ci ho riso sù. Tutto questo per dire semplicemente che nei momenti più bui a volte si creano cose bellissime, che ti fanno rinascere più forte di prima. Poi il mio valore aggiunto e il saper ridere sempre, soprattutto sono autoironica sulla mia persona, e questo mi aiuta in tutto ciò che faccio e realizzo". Cosa ha voluto dire per te Paolo vive tra tutti i tuoi lavori? "Paolo Vive, credo sia un grande traguardo professionale. Ogni lavoro per me è importante, ma questo credimi, ha un valore che va oltre. Un qualcosa che rimarrà per sempre per i giovani, una mia testimonianza, dono prezioso per tutti i ragazzi del mondo. Paolo Vive è un messaggio universale". Progetti futuri? "Per quanto riguarda il cinema sono focalizzata su Paolo Vive, dopo l'uscita italiana partirà la distribuzione internazionale che mi vedrà sbarcare in tanti paesi, tra cui oltreoceano in America e in Canada. E proprio in America ho progetti importanti che sto valutando. Ma non solo, proseguirò il mio lavoro di distribuzione cinematografica di nuovi film Underground Distribution, in arrivo in Italia. E poi nel 2025 sarò sul set alla regia di due progetti cinematografici che toccano la tematica della prostituzione e criminalità organizzata, un cortometraggio e un nuovo docufilm. Ti posso aggiungere che ho tante cose belle in arrivo, alcune arriveranno a sorpresa e sarà bellissimo. Il docufilm sembra già avere ricevuto consensi all'estero. Un primo riconoscimento è arrivato infatti dalla British Columbia University. Paolo Vive diventerà ufficialmente materiale opera di studio per l'educazione alla legalità, presso la prestigiosa università di Vancouver (tra le università più importanti del mondo), che ospiteranno la regista il prossimo 20 marzo, per un incontro emozionante con gli studenti. Dopo il tour in Sicilia che si sta tenendo in questi giorni, il film sarà presentato in altre città italiane. Nelle sale è uscito il 19 ottobre PAOLO VIVE, il docufilm scritto e diretto dalla regista siciliana Debora Scalzo, con protagonista l'attore Bruno Torrisi nelle vesti del giudice Paolo Borsellino. A trent'anni dalla strage di via D'Amelio, l'originale omaggio d'autore al magistrato e all'uomo “Paolo”, realizzato tra Palermo e Catania, con un primo ciak girato già lo scorso fine gennaio, e' uno dei progetti piu' coraggiosi dell'autrice. Scrittrice e sceneggiatrice cinematografica siciliana, Debora Scalzo ha al suo attivo diversi libri dedicati alle forze dell’ordine e importanti premi per la letteratura poliziesca e sociale.
La distribuzione internazionale partirà da dicembre per un tour internazionale che toccherà l'Europa, il Regno Unito, la Nuova Zelanda, l'Australia, il Brasile e il Nord America, con proiezioni speciali a Los Angeles, New York, Toronto e Vancouver. Un vero viaggio attraverso i continenti. Con Paolo Vive la Scalzo debutta alla regia, l'autrice ha voluto raccontare la storia di un grande magistrato e di un uomo dagli alti valori, che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia, un esempio per le nuove generazioni”. Il docufilm è prodotto dalla stessa regista, con Underground Studio Production, Dip Studio Production, Mat&Teo Production, Pierangela Giuffrida e Andrea Festa. Il cast tecnico e' tutto siciliano, come dice la Scalzo "Sono il valore aggiunto al progetto, dal filmmaker dronista Antonio Licciardello, il doppiatore Mario Giarola, l'hair stylist Toni Pellegrino e la makeup artist Costanza Dicorrado". La colonna sonora è prodotta dal cantautore barese Gianni Pollex (autore di artisti quali Ermal Meta, Emma Marrone, Chiara Galiazzo, Elodie), e firmata da Roberto Williams Gugliemi e Debora Scalzo. L'audiovisivo è suddiviso in due parti, da un lato interviste e testimonianze esclusive, dall'altro l'interpretazione di Torrisi, attore "eccellenza siciliana". Vediamo nel dettaglio cosa ci racconta Debora Scalzo È un progetto importante che nasce da un desiderio di quando eri piccola, come sei arrivata alla realizzazione attuale? Un onore immenso poter raccontare la storia del grande e insostituibile uomo e magistrato, quale era il giudice Paolo Borsellino. Un uomo da sempre stimato, ma soprattutto, un progetto custodito nel mio cassetto sin da giovanissima, ricordo ancora la mia tesina alle superiori dedicata proprio a lui e a ciò che ha fatto per noi giovani, il ricordare non solo lui, ma anche i suoi angeli della scorta e lo stesso Antonio Vullo (agente di scorta del giudice e unico sopravvissuto alla Strage di Via D'Amelio). Antonio l'ho voluto fortemente all'interno del progetto per un'intervista esclusiva, Antonio è un uomo a cui voglio un mondo di bene e che merita tanto, ma che purtroppo questo Stato ha dimenticato. Paolo Vive nasce per i giovani, per donare a tutti loro un docufilm dedicato alla legalità, e poter permettere loro di portare avanti ideali di uomini eroi, di poter rispettare le regole di una vita sociale pulita corretta e meritocratica, i valori della democrazia e della libertà e diffondere tra gli studenti la cultura dei valori civili. Sarà distribuito in Italia e all'estero alla fine del 2023, con presentazioni in festival di cinema internazionali. Per la realizzazione del progetto devo dire grazie a tutte le maestranze con il quale collaboro, che ci hanno creduto sin da subito, alla Dottoressa Murabito e Catania Film Commission, Palermo Film Commission, Sicilia Film Commission e un grazie enorme alla famiglia Borsellino, per sostenerci e supportarci sempre. Qual è stato il cammino, difficoltà? o criticità? Se ci sono state. "Realizzare questo progetto è stato un lungo cammino, dalla parte film con la mia stesura della sceneggiatura, alla parte docu con tutte le personalità da intervistare che ho scelto personalmente accuratamente. Ho voluto solo persone che hanno amato, stimato e vissuto realmente il giudice. Non ho voluto intervistare magistrati antimafia che sono entrati in politica, perchè penso che chi combatte la mafia tutti i giorni non possa entrare in politica e soprattutto perchè il giudice Borsellino aspetta ancora giustizia da uno Stato che lo ha tradito, da uno Stato che sa ma che non parla. Difficoltà e criticità si ci sono state, ci sono state quando mi sono sentita dire "Perchè devi girare un docufilm che racconta la storia di un uomo morto trent'anni fa, ormai è morto". Ecco questa più che difficoltà e criticità è stata la delusione, la delusione di sapere che ancora alcuni siciliani la pensano così. Ma allo stesso tempo è stata la mia forza per andare avanti e realizzare un qualcosa di unico per omaggiare un uomo che è stato e sarà per sempre un vero siciliano, un uomo che rende noi siciliani onesti orgogliosi di esserlo". E' il tuo debutto alla regia, come ti sei preparata? "Non potevo immaginare migliore debutto alla regia, ovviamente rafforzato da una lunga esperienza nell'ambito delle sceneggiature e delle produzioni audiovisive. Mi sono preparata leggendo moltissimo, studiando e documentandomi su tutta la vita del giudice Borsellino e devo dire grazie infinitamente anche a Manfredi (Manfredi Borsellino, figlio del giudice Borsellino), abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate sul suo favoloso papà. E soprattutto, devo dire grazie a lui per avermi fatto conoscere una donna eccezionale, quale Roberta Gatani (sua cugina, nipote del giudice), una donna straordinaria che insieme a Salvatore Borsellino (fratello del giudice Borsellino) hanno inaugurato nel 2015 la "Casa di Paolo". La "Casa di Paolo" non è una casa memoria, ma qualcosa di vivo, dove i ragazzi del quartiere trovano un'alternativa a quella perversa spirale che potrebbe inghiottire tanti di loro come i compagni di gioco di un tempo di Paolo e Salvatore Borsellino". Chi sono i tuoi maestri? "Devo dirti la verità, ma nel mio lavoro non m'ispiro a nessuno, sono completamente me stessa. Posso avere stima per grandi registi, ma mai in assoluto imitare nessuno, ognuno è unico nella sua unicità". Com'è stato lavorare sul set? "Profondamente emozionante. Ho lavorato con la mia squadra, che definisco "una squadra fortissima". Maestranze tutte Made in Sicily, tranne il nostro super Mario (Mario Giarola) veronese doc, tutti grandi professionisti. Ho avuto addirittura dei miei momenti di crollo, crollo in pianti molto riflessivi, dove la storia mi è entrata dentro in modo viscerale. Penso che una siciliana che racconta la propria terra, sia qualcosa di forte. E ci tengo molto a ringraziare tutti i ragazzi che mi sono stati da grande supporto emotivo, in particolar modo ad Antonio Licciardello (mia spalla destra) e mia sorella che era con me sul set. Ma ognuno di loro è stato prezioso. D'altronde sono una regista donna, e noi donne siamo molto empatiche. Permettimi di dire, che il cinema ha bisogno di più donne registe, anche per questo". Com'è stato dirigere Torrisi? "Un sogno che si è avverato. Bruno è tra i miei attori preferiti da sempre, nonchè un caro amico. Un grande umile, ecco lo definisco così, un grande professionista che arriva, arriva al suo pubblico proprio per la sua personalità genuina, spontanea e allo stesso tempo malinconica, nostalgica, saggia e profonda". Sei una scrittrice, sceneggiatrice, imprenditrice e ora anche regista. In quale di questi ruoli ti riconosci di più. "In ogni lavoro sono me stessa, in ogni lavoro che svolgo creo, e creare è la mia vita. Nella scrittura racconto storie, nelle sceneggiature do vita ai miei personaggi, nella regia li dono al mondo, nel mondo della moda invece è un mix di ognuno, creo nella mia testa, disegno e poi dono la mia arte al mondo. Senza l'uno e l'altro non sarei me stessa. Tra le altre cose, riflettevo poco tempo fa sul fatto che creo di notte, al buio, con in sottofondo musica nostalgica, ma sopratutto, che creo nei miei momenti più malinconici, quindi mi sono ritrovata nel mio ufficio e guardandomi attorno e vedendo tutte le mie creazioni mi sono detta "Caspita quanto sono sofferente" e poi ci ho riso sù. Tutto questo per dire semplicemente che nei momenti più bui a volte si creano cose bellissime, che ti fanno rinascere più forte di prima. Poi il mio valore aggiunto e il saper ridere sempre, soprattutto sono autoironica sulla mia persona, e questo mi aiuta in tutto ciò che faccio e realizzo". Cosa ha voluto dire per te Paolo vive tra tutti i tuoi lavori? "Paolo Vive, credo sia un grande traguardo professionale. Ogni lavoro per me è importante, ma questo credimi, ha un valore che va oltre. Un qualcosa che rimarrà per sempre per i giovani, una mia testimonianza, dono prezioso per tutti i ragazzi del mondo. Paolo Vive è un messaggio universale". Progetti futuri? "Per quanto riguarda il cinema sono focalizzata su Paolo Vive, dopo l'uscita italiana partirà la distribuzione internazionale che mi vedrà sbarcare in tanti paesi, tra cui oltreoceano in America e in Canada. E proprio in America ho progetti importanti che sto valutando. Ma non solo, proseguirò il mio lavoro di distribuzione cinematografica di nuovi film Underground Distribution, in arrivo in Italia. E poi nel 2025 sarò sul set alla regia di due progetti cinematografici che toccano la tematica della prostituzione e criminalità organizzata, un cortometraggio e un nuovo docufilm. Ti posso aggiungere che ho tante cose belle in arrivo, alcune arriveranno a sorpresa e sarà bellissimo. Il docufilm sembra già avere ricevuto consensi all'estero. Un primo riconoscimento è arrivato infatti dalla British Columbia University. Paolo Vive diventerà ufficialmente materiale opera di studio per l'educazione alla legalità, presso la prestigiosa università di Vancouver (tra le università più importanti del mondo), che ospiteranno la regista il prossimo 20 marzo, per un incontro emozionante con gli studenti. Dopo il tour in Sicilia che si sta tenendo in questi giorni, il film sarà presentato in altre città italiane. Jane Campion, La due volte vincitrice dell’Oscar per Lezioni di piano e Il potere del cane ha ricevuto il Premio Stella della Mole in occasione di una Masterclass al museo del cinema di Torino. Durante l'incontro ha raccontato il suo cinema, dai primi successi di critica che l’hanno consacrata come cineasta alla sua memorabile serie di eroine che lottano per farsi ascoltare, riconoscere e comprendere. E' stato un "momento" in cui in breve tempo si è creata un'atmosfera molto intima e profonda. Cosa inevitabile quando ci si scontra con i film di Jane Campion. Assieme alla critica cinematografica Grazia Paganelli che ha dialogato con la regista, abbiamo infatti ripercorso e rivisto le scene piu' significative dei suoi lavori; toccando temi come la profonda umanità dei suoi personaggi, la ribellione e la ricerca della verità che spesso vengono fuori dai suoi racconti. La sensibilità con cui ha trattato le sue eroine femminili è sicuramente il filo conduttore di tutto l'evento. " Io sono interessata alla complessità dell'essere umano, è questo che faccio quando penso ai miei personaggi". Una dichiarazione molto intensa che si lega d un latro concetto che la Campion ha poi evidenziato: " La fiducia nella vita come sul lavoro è fondamentale per poter creare insieme cose belle e vere, ho bisogno di avere accanto persone che mi facciano vedere cosa potrei migliorare". Durante l'incontro sono più volte emersi la forza dei colori e della fotografia presenti nei suoi film: " Io sono Neozelandese- afferma la regista- amo la natura, amo i suoi colori, vivo immersa nella luce; il mio mondo è questo. Ho anche studiato arte e pittura, ho sempre fatto i conti con i colori. Per me la natura e energia e rivitalizzante, mi sento felice nei colori. Mi da stabilità ". L'incontro si è chiuso con un pensiero che la Campion ha rivolto agli studenti di cinema e ai giovani che vogliono fare questo mestiere: " La mia scuola di cinema vuole essere un regalo per le nuove generazioni, i ragazzi potranno andare avanti, trovare la loro essenza nel mondo e raccontarcela con i loro film". Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema ha così presentato l'autrice: “Jane Campion è indiscutibilmente una cineasta di singolare genialità che, come nessun altro, riesce a servirsi delle arti della rappresentazione cinematografica per rivelare intuizioni uniche e profonde sulla soggettività femminile nonché una sensibilità distintiva in film diretti da una donna, sulle donne e per le donne”. Prima dell’evento – a cura di Marco Fallanca – Jane Campion è stata premiata per la dedizione senza compromessi alla sua visione artistica, ricevendo il Premio Stella della Mole. Il regista Peter Greenaway e il suo cinema sperimentale ospiti del Museo del cinema di Torino9/28/2024 Enzo Ghigo, moglie e figlia del regista, Peter Greenaway e Domenico De GaetanoIl Museo Nazionale del Cinema di Torino ha celebrato il genio creativo dell'artista britannico Peter Greenaway , considerato uno dei più importati registi sperimentali viventi al mondo. Autore di film magistrali quali I misteri del giardino di Compton House (1982) , Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (1989) , L'ultima tempesta (1991) e la trilogia de Le valigie di Tulse Luper (2003) ) , Greenaway mostra uno spiccato e preponderante interesse per l'arte pittorica, che trasporta nei suoi lavori, sempre inclusi da un forte impatto visivo e da tematiche estreme. Con il suo stile inconfondibile e la sua capacità di reinventare il linguaggio cinematografico, Greenaway nei suoi lavori offre una riflessione profonda sul ruolo dell'arte visiva nel cinema contemporaneo, molto più importante rispetto all'intreccio narrativo e alla spettacolarità. Così Peter Greenaway racconta la sua passione per la Mole Antonelliana: “In che modo la Mole Antonelliana echeggia il cinema, considerando che l'edificio venne terminato nel 1889 in Italia, ovvero sette anni prima che il cinema fosse inventato in Francia, nel 1895? . L'architettura è esotica e bizzarra e difficilmente definibile come convenzionale, ma vale sicuramente la pena proteggerla. Stranamente, è una struttura per tutte le stagioni, un po' come il cinema stesso. È un po' di tutto. E forse c'è una corrispondenza: l'edificio è sicuramente molto visibile, identificativo per Torino come la Tour Eiffel lo è per Parigi, e altrettanto liberamente interpretabile. Si diceva che tutto esistesse solo per essere messo in un libro. Ora possiamo tranquillamente dire che tutto esiste per essere messo in un film. E poiché sembra che il cinema sta morendo, un giorno potremo dire che tutto esiste per essere messo in un museo del cinema”. Il museo del cinema ha voluto celebrare e onorare il regista inglese con degli eventi a lui dedicati. “Sono passati quasi trent'anni da quando Peter Greenaway è entrato per la prima volta nella Mole Antonelliana - sottolinea Enzo Ghigo presidente del Museo Nazionale del Cinema. In questi decenni, il monumento simbolo di Torino è diventato uno dei musei più importanti al mondo, è stato visitato da milioni di persone e ha molte ospitato delle star più importanti del cinema di tutti i tempi. Sono trascorsi quasi trent'anni, eppure il ricordo della Mole è rimasto vivido nella mente e nel cuore di Greenaway, al punto da diventare quasi un'ossessione. Tanto da raccontarla e disegnarla: con una penna o una matita e quello che aveva sottomano, siano scontrini, buste, ritagli di libri o giornali, filtri di caffè, il grande regista britannico ha plasmato cento variazioni del capolavoro di Alessandro Antonelli. Abbiamo quindi ritenuto fondamentale vivere l'arte di Greenaway, sia con una live performance sia con la stampa di un volume che racconta le 100 anime della Mole Antonelliana”. L'ampio omaggio del Museo Nazionale del Cinema a Greenaway ha previsto alcuni giorni fa la consegna del premio Stella della Mole , il riconoscimento cinematografico che viene assegnato a figure di spicco del cinema internazionale e che, con la loro arte, hanno dato contributi significativi al mondo del cinema, una celebrazione del cinema d'autore e della creatività artistica che onora coloro che hanno lasciato un'impronta indelebile nel panorama cinematografico mondiale. A seguire, Peter e Pip Greenaway (sua figlia) sono stati i protagonisti di una live performance che ha incluso il reading di una selezione di 30 racconti brevi scritti da Greenaway e mai pubblicati, raccolti nel libro He Read Deep Into The Night . Una narrazione di brevi storie dalla lunghezza variabile tra le 2 e le 20 righe, è stata l'occasione per ripercorrere il rapporto tra racconto letterario e scrittura cinematografica. A seguire , è stato introdotta la proiezione del cortometraggio The Missing Nail, un progetto dedicato a L'ultima cena di Leonardo, un'opera multimediale unica, capace di fondere narrazione, docufilm e musica per svelare misteri irrisolti, aperti da anni. Il pubblico presente è apparso molto entusiasta ed ha seguito con interesse gli interventi del regista. Un lungo applauso è seguito a fine proiezione, lasciando come Greenaway sa fare i suoi spettatori sorpresi e con diverse domande riguarda l'inventiva dell'autore. La sera precedente alla live performance, è stato presentato al Cinema Massimo in anteprima mondiale il volume 100 Disegni della Mole a cura di Domenico De Gaetano . Il volume, edito da Silvana Editoriale , presenta un ricco saggio che racconta l'idea che sostiene il volume a firma di Domenico De Gaetano , direttore del Museo Nazionale del Cinema e ideatore del progetto, un testo di Giovanni Bogani che racconta il Greenaway cinematografico in versione personale e un contributo di Valentino Catricalà , che analizza il profondo rapporto tra arte e cinema nell'opera del regista inglese. La serata è stata anche occasione per presentare il volume Greenaway, morte e decomposizione del cinema di Stefano Bessoni , realizzato e pubblicato da Bakemono Lab in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema. A seguire, Peter Greenaway e Saskia Boddeke ha nno introdotto la proiezione di The Greenaway Alphabet (2017) di Saskia Boddeke , moglie del regista e innovativa artista visiva multimediale, che in questo documentario racconta il marito in maniera ironica e sperimentale seguendo un alfabeto filmico poetico e surreale . Le tematiche a carico del regista vengono sviluppate attraverso uno scambio generazionale con la figlia Pip fatto di quesiti, scherzi, poesie, racconti, gesti, creazioni, disegni, visite nei musei, rimandi amarcord su una spiaggia nordica e chiacchierate al bar. |
AutoreCarlotta Bonadonna Archivi
Novembre 2025
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