Franco MarroccoùDal 28 settembre al 30 dicembre 2025 la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, in occasione del suo XVII anniversario, ospita la mostra Del Vedere e del Sentire di Franco Marrocco, a cura di Giorgio Agnisola, promossa e ideata dal presidente della Fondazione Alfredo La Malfa, da Giorgio Agnisola e Dario Cunsolo, con il patrocinio del Comune di San Giovanni La Punta (CT). Nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE) e diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Franco Marrocco è protagonista, alla fine degli anni Settanta, di una ricerca pittorica votata ad un realismo in cui sono evidenti i segni visivi che contraddistinguono l’Espressionismo. Successivamente, dopo una fase in cui la rappresentazione si affida quasi totalmente a colori intensi ed evocativi, l’artista trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore. Le sue opere seducono lo sguardo dell’osservatore e lo spingono a compiere “un viaggio dell’anima” che coinvolge la dimensione più intima e spirituale dell’essere umano, esortandolo a provare a comprendere la sua essenza più profonda. Acuto indagatore della condizione umana, Marrocco, anche riprendendo la lezione dei maestri dell’avanguardia americana come Rothko, dà dunque vita a una serie di astrazioni che hanno radici nella realtà fenomenica e che, attraverso “le porte della percezione”, ci trascinano in una specie di vertiginoso spazio mentale dilatato in cui è possibile saziare la nostra brama di infinito. «Nel profondo di un percorso di segni informali e più di rado simbolici, ma anche di precise partiture della composizione visiva, la pittura di Franco Marrocco si legge soprattutto in una forte e tesa e partecipe consapevolezza visiva e intuitiva. Il suo lavoro appare una sorta di vigilata interpretazione di un cammino spirituale, dove l’artista insegue la materia in quella rigenerazione dello sguardo che conduce all’interiorità e alla spinta metafisica. Le opere, in genere di grandi dimensioni, vanno lette a distanza, paiono fatte per integrare lo spazio, per configurarlo in prospettiva, aprirlo ad indizi di ulteriorità e trasfigurazione del vedere e del sentire», sottolinea lo storico e critico d’arte Giorgio Agnisola, curatore della mostra.ù «Franco Marrocco non è un uomo che si è uniformato ai dettami della contemporaneità. È un artista che ha compreso che per essere una persona umana compiuta, o per vivere un’esistenza pienamente umanizzata, l’unica esperienza possibile è quella del viaggiare, del conoscere, del continuo domandare», aggiunge il presidente della Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, Alfredo La Malfa. È lo stesso Marrocco, poi, a fornirci le coordinate del suo portato creativo: «La pittura, come atto radicalmente umano, è un esercizio di resistenza al nulla. Il nulla del senso, il nulla della forma, il nulla del linguaggio. Proprio per questo, essa è uno spazio in cui la speranza è intesa come vaga attesa di un bene futuro, di una disposizione ontologica: il permanere, nonostante tutto, del desiderio di significare, di Ri-Creare, di far esistere. Una “tensione verso l’accoglimento che sia in grado di restituire bene”, riconoscibile come un segno fragile, ma irrevocabile, che apra un mondo possibile». La personale Del Vedere e del Sentire propone al pubblico diciotto dipinti attraverso i quali Franco Marrocco emerge come figura di spicco della pittura italiana contemporanea. Gratificato negli anni da innumerevoli e prestigiosi eventi espositivi sia in Italia che all’estero (ad esempio, a Parigi, Bruxelles, Vienna e Los Angeles), Franco Marrocco è docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, istituzione di cui è anche Direttore. Giusto, infine, sottolineare come la scelta di Marrocco per questo nuovo evento espositivo non sia casuale ed anzi dettata da quelli che finora sono stati gli interessi principali della Fondazione, a partire anche dalle creazioni e da tutte le felici intuizioni della sua fondatrice, Elena La Verde. Del Vedere e del Sentire di Franco Marrocco rimarrà in permanenza fino al 30 dicembre 2025 e sarà visitabile su prenotazione da settembre a dicembre 2025 negli spazi della Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte, istituzione attiva nella valorizzazione dei quattro fondi patrimoniali di cui dispone (il Parco dell’Arte che fa parte del circuito di Grandi Giardini Italiani; la sezione di opere d’arte moderna e contemporanea; la collezione di abiti d’epoca e quella di libri antichi) e nella promozione artistica attraverso l’organizzazione di attività ed eventi culturali. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo che, corredato dalle immagini delle opere di Franco Marrocco, oggetto dell’esposizione, propone un testo critico del curatore Giorgio Agnisola. La grande palpebra
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Teatro Andromeda foto di Cristian ReinaIl prossimo 12 gennaio 2025 (ore 17.30), presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (CT), chiuderà “Scolpire gli Elementi”, personale di Lorenzo Reina. Curata dallo storico dell’arte Daniela Fileccia e ideata da Alfredo La Malfa e Dario Cunsolo, la mostra ha permesso in questi mesi di ammirare otto sculture dell’artista nato a Santo Stefano Quisquina (AG) e una serie di fotografie di grande formato che, scattate dal figlio Christian Reina, restituiscono tutto il fascino del Teatro Andromeda, opera d’arte en plein air costruita, pietra dopo pietra, nell’arco di circa trent’anni nel cuore della Sicilia. Ultima occasione per osservare da vicino le sculture esposte, l’evento vedrà la presenza del celebre “archi-scultore”, quella del critico d’arte Giorgio Agnisola che, già autore di uno dei saggi critici inseriti nel catalogo della mostra, proporrà le sue considerazioni finali su “Scolpire gli Elementi” e parlerà del suo nuovo libro, “Viaggio nell’arte delle stelle. Dalle Grotte di Lascaux alla Space Art” (Donzelli Editore), e quella di Daniela Fileccia che, nel corso della serata del 12 gennaio, ci guiderà alla scoperta dell’opera di Agnisola. Quella di presentare il volume nel corso del finissage di “Scolpire gli Elementi” è una scelta non casuale, dettata dal fatto che il saggio dello studioso campano dedica ampio spazio all’opera di Lorenzo Reina e rappresenta, come ricordato dallo stesso Giorgio Agnisola, «un viaggio nell'arte e nel tempo, inseguendo il dialogo tra l'uomo e il cielo, dalla preistoria ai nostri giorni. Un viaggio dello sguardo e dell'anima, tra immagine e poesia, alla ricerca del senso della vita. In una notte di stelle». «La presentazione di un libro come “Viaggio nell’arte delle stelle” è un evento felice per il finissage della mostra di Lorenzo. Una serata dedicata all’arte e alla scrittura consacrate alla ricerca dell’infinito», ha sottolineato Daniela Fileccia. “Scolpire gli Elementi” ha riscosso un sentito successo permettendo al pubblico di avvicinarsi al percorso di un artista che, nel suo approccio rispettoso, curioso, visionario e anche creativo verso la natura, ha imparato a lavorare la creta, la pietra calcarea ed il legno, dando vita a quell’ensemble emozionale unico di opere noto come la “Fattoria dell’Arte Rocca Reina”. «Ringrazio Daniela Fileccia che ha compreso esattamente il tema che porto avanti ormai da oltre quarant’anni, cioè quello degli “Elementi”. La mia scultura è una ricerca continua tra arte e natura e credo che, in questa mostra, questo aspetto si sia espresso al meglio in ogni singola opera, con un dialogo tra le materie forte e continuo», ha spiegato lo stesso Lorenzo Reina. «“Scolpire gli elementi” si è inserita in un percorso che la Fondazione sta compiendo da alcuni anni con varie personali. È un cammino nato in me dalla volontà di fare una ricerca del senso della vita attraverso l’arte. La personale di Reina è stata perfettamente conforme a questo mio desiderio», ha detto, in conclusione, Alfredo La Malfa. Lorenzo Reina - Fotografia di Emanuele MarinoTerra protetta
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AutoreNata libera Archivi
Settembre 2025
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