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Nuovi artisti e
personalità

Rubrica dedicata ai nuovi artisti e professionisti dello spettacolo.Nasce con l'idea di far conoscere nuovi talenti e addetti ai lavori che meritano di essere letti.
Chi fosse interessato alla pubblicazione di un mio articolo sulla vostra storia e far parte di questo spazio può contattarmi: [email protected]

Intervista alla scrittrice Serena Russo. Il suo libro "Intermittenze"  sara' presentato Il 16 giugno  presso la libreria Le nuvole di Barcellona

6/14/2023

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Serena Russo è una talentuosa scrittrice, insegnante di lingua italiana e professoressa presso il dipartimento di discipline artistiche dell'universita' di Sitges. Una donna forte e determinata ma nello stesso tempo dotata di una spiccata e sensibile vena artistica. Nata e cresciuta a Napoli, da anni vive in Spagna a Barcellona. Due citta' che le hanno permesso di approfondire e perfezionare il suo talento creativo.  Amante dei viaggi  e innamorata dell'arte in tutte le sue sfaccettature  ha sviluppato fin da giovane una profonda affinità per la letteratura e l'arte cinematografica. Queste passioni l'hanno portata a perseguire una carriera come scrittrice e insegnante. Recentemente ha pubblicato il suo nuovo testo intitolato "Intermittenze": una raccolta di microracconti.
Il libro sara' presentato venerdì 16 giugno ale ore 19.30 presso la libreria Le nuvole di Barcellona.
In questo articolo, esploreremo la vita di Serena Russo, le sue passioni e le origini dell'idea di questo particolare lavoro letterario, arricchito dalle illustrazioni di Danila Riccio.



Tu sei un' innamorata della lettura, com' é  nato e si é  sviluppato il tuo rapporto con la scrittura? Quanto il tuo amore per i libri ha influenzato la tua passione per la scrittura?

"Moltissimo. Sono da sempre convinta che uno scrittore è prima di tutto un assiduo lettore. La lettura è una palestra di stile e di ispirazione che allena la fantasia e la tecnica di un possibile futuro scrittore.
Dunque, posso solo dire che la lettura è stata fondamentale in questo senso, perché più leggo storie di autori diversi, più ho voglia di inventare e creare io stessa altri mondi. 
Un lettore non è necessariamente uno scrittore, ma uno scrittore è e deve essere un grande lettore".


Intermittenze. Dove e quando nasce l' idea di questa raccolta di microracconti? Perché  hai scelto questo titolo? 
"Era fine marzo 2020, primo lockdown. Leggevo tantissimo. Ad un certo punto rinchiusa come tutti tra quattro mura decisi di fare una sfida con me stessa, ovvero provare a scrivere un racconto al giorno per trenta giorni per cercare di aprire finestre su altri luoghi. E così feci. Chiaramente essendo un racconto al giorno, non poteva essere poi così lungo e così mi venne in mente di scrivere microstorie di non più di una pagina che all'inizio chiamai "Microserenate" prendendo spunto dal mio nome ma anche dall'indefinibilità della loro natura. Mi spiego: alcune sono storie vere e proprie con un inizio, uno sviluppo (seppur minimo) e una fine; ma altre erano pensieri, dialoghi, aneddoti, spunti nati da scene di film o canzoni, o semplicemente atti quotidiani.
Più tardi in fase di pubblicazione, ho deciso di usare il titolo di uno dei microracconti per intitolare l'intera raccolta, quello appunto intitolato "Intermittenze". Questo perché ognuno di questi racconti è in realtà proprio un lampo di luce, nella sua brevità, che va e viene, non è stabile, non dura molto ma colpisce, inquieta, spinge a farsi delle domande".
Escludendo chiaramente "La Festa" l'unico racconto lungo della raccolta.

Quanto é  difficile scrivere un racconto breve, addirittura  micro? Credo che entrare in empatia con il lettore, mandare un messaggio preciso ed emozionare con poche righe sia molto difficile, così  come colpire con un cortometraggio. Che ne pensi?
"Questa domanda è molto interessante. Penso che ognuno abbia la propria tendenza nell'atto creativo. I grandi romanzi lunghi hanno lo scopo di accompagnare qualcuno per molto tempo: come lettore, ti forgiano e cullano durante molti momenti diversi. Lo scrittore racconta una fase che generalmente ha in sé l'obiettivo di lasciare un'impronta nel tempo, perché lo espande. 
Nel racconto breve e, ancor di più, nel microracconto il tempo è paradossalmente più vicino alla realtà ed è il tempo stesso che lascia un'impronta, un po' come accade nella poesia. Il lettore deve essere colpito nell'immediatezza.
Carver, maestro di racconti brevi, diceva: 
<Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l'emozione che spesso comincia già nella prima frase, il senso di bellezza e mistero che si riscontra nei migliori esemplari>. 
Il piacere dell'inizio e l'inizio è breve, rapido, come la fine. È il mezzo la parte più difficile da costruire ma non c'è una formula magica, semplicemente credo che lo scrittore di un racconto breve debba giocare sull'attimo, sul tempo più che sullo spazio, è una scelta più decisa di parole o di immagini nel caso di un cortometraggio. L'inizio è spesso già la fine e in un certo senso la realtà funziona così".


Le illustrazioni presenti nel libro come si sono legate ai tuoi racconti?
"Durante il processo di scrittura ho condiviso questi microracconti con molte persone. Così, un giorno, una mia amica illustratrice, Danila Riccio, mi propose di fare un lavoro a "quattro mani", ovvero di associare ad ogni microstoria una sua illustrazione e così accettai. Mi piaceva l'idea che due persone interagissero con mezzi diversi rispetto alle stesse emozioni o alle stesse storie. In linea generale le sue illustrazioni sono suggestioni, evocazioni che prendono spunto dai racconti ma che provano ad andare un po' oltre, nel tentativo di non essere didascaliche. In questo modo il lettore è un lettore attivo che ha lo spazio per interpretare e far dialogare il racconto con l'immagine. Le arti parlano perché sono connesse dall'intermedialità".

C'è  un fil rouge che lega i microracconti?
"Non ho mai pensato che ci fosse ed anche in fase di elaborazione mi sembrava che ognuno parlasse di qualcosa di totalmente diverso dall'altro.
Eppure, messa dinnanzi a questa domanda, la prima parola che mi è venuta in mente è stata: inquietudine. Questi microracconti hanno tutti un senso di inquietudine di fondo da non pensare solo in senso negativo, come spesso si usa questo termine, ma anche e soprattutto in senso positivo. Inquietudine ovvero non essere quieti,  turbare per provocare e creare nuovi pensieri o nuove emozioni. È questo che credo provino a fare queste microstorie: far nascere un input, leggere per non pensare più le stesse cose".

A quale racconto sei più  legata  e perché?
"In realtà sono molto legata a tutti perché ognuno rappresenta un momento di creazione così diverso dall'altro che considero ciascuno una parte importante di me. Però posso dire che ce n'è uno che ho bisogno di rileggere spesso che è "Calle Atarazana vieja n°4". È il nome della stradina dove ho vissuto per molto tempo a Granada, il mio posto nel mondo. Chi mi conosce sa bene cosa rappresenti per me, giacché è il luogo dove per la prima volta nella mia vita ho capito chi sono, sono stata me stessa e ho scelto una strada senza essere influenzata da altro. Lì ho scoperto le mie paure e le mie sicurezze, lì ho costruito chi volevo essere. Infatti nel racconto cerco di spiegare come mi sento quando sono lì, cosa provo in un luogo che mi mette sempre alla prova ma che nello stesso tempo mi rimette a posto. Auguro a tutti di avere un luogo così, un posto del cuore".

Quali sono i tuoi maestri?
"Se parliamo di scrittura ne ho tanti: John Steinbeck, Annie Earneaux, Dostoevskij, Carver; ma la scrittura è presente in molte altre arti come la musica e lì Fabrizio De André e Patti Smith ci sono sempre e nel cinema non potrei non citare i dialoghi esilaranti di Woody Allen o Jim Jarmush.
Ma questi sono solo alcuni. La loro scrittura mi rompe in mille pezzi e poi, piano piano mi provoca a rispondere, ad agire, a ricostruirmi attraverso altre storie.
Ma i miei veri maestri sono le persone comuni. Quelle che ho intorno, i miei cari, gli amici ma anche gli sconosciuti che passano per strada, le azioni quotidiane dei chiunque: queste sono le vere grandi ispirazioni e tra queste includo anche me stessa. Sono la persona che meno si conosce, ma la scrittura mi aiuta a farlo. Tutti gli scrittori partono sempre delle proprie esperienze o emozioni per creare".


Quale altra sorpresa  bolle in pentola per il futuro?
"Ho un progetto in mente di cui preferisco non parlare per ora, ma quello che mi auguro è di non smettere mai di scrivere, di ritagliarmi sempre questo spazio- tempo in cui creare, perché è proprio la scrittura stessa a regalarmi infinite sorprese".


Credo personalmente che la scelta dei microracconti come forma narrativa sia la forma migliore per esprimere in modo conciso ed evocativo una varieta' di emozioni, riflessioni e situazioni.  Leggendo le brevi storie di Intermittenze troverete dietro ogni parola  e  punto di sospensione un racconto, un sussulto o una sensazione che non vi lascera' indifferenti. Serena ha saputo cogliere l'essenza di queste esperienze fugaci e trasporle in storie potenti che sicuramente cattureranno l'attenzione e l'animo dei  suoi lettori.  


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Serena Russo

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Intervista a Federica Belli, la giovane vincitrice del primo Talent Show internazionale sul mondo della fotografia: Master of Photography firmato Sky Arts production Hub

7/29/2018

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​Oggi si discute tanto sulla mancanza di giovani talentuosi, con un bagaglio di valori importanti, equipaggiati di interessi e passioni. Non facciamo che leggere notizie di bullismo, violenze e di una generazione sempre più social, avente come modelli referenti sbagliati e di irrisorio contenuto.
In questo panorama a dir poco irridente esistono però delle eccezioni, e per fortuna non sono poche, che spiccano per tutt’altre caratteristiche e qualità.

Ciò che dovrebbe essere consuetudine diventa notizia e l’insolito al contrario normalità, con queste premesse vorrei parlarvi nella mia rubrica “Nuovi talenti e personalità dello spettacolo” di Federica Belli, promettente e giovane fotografa italiana di soli 19 anni, vincitrice di “Master of Photography”, da poco concluso.

Si tratta del primo talent show europeo sul mondo della fotografia firmato Sky Arts
Production Hub, il nuovo polo di produzione europeo dedicato alla creazione di programmi sull’arte e di contenuti artistici culturali rivolti ai 21 milioni di abbonati in Italia, Germania, Austria, Irlanda e Regno Unito, con la produzione esecutiva di B/ARTS. Una produzione originale e di alto livello che è giunta alla terza stagione, iniziata il 29 maggio si è conclusa dopo 8 episodi il 17 luglio.  Il programma è stato trasmesso su Sky Arte HD (canali 120 e 400) e Sky Uno, in contemporanea in 5 Paesi (Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria).

Fieri della vittoria di Federica, che ha conquistato il podio in una competizione internazionale in cui hanno partecipato ragazzi provenienti da diversi Paesi Europei. I 10 concorrenti, selezionati tra fotografi professionisti e amatoriali di differenti nazionalità, sono stati Paolo Barretta (Italia), Federica Belli (Italia), Wayne Crichlow (Regno Unito), Nora Kabli (Francia), Alex Liverani (Italia), Susanne Middelberg (Germania), Monika Milewska (Polonia), Danyelle Rolla (Regno Unito), Flint Stelter (Germania), Marietta Varga (Ungheria).

Tutti hanno avuto la possibilità di dimostrare le proprie competenze artistiche e tecniche attraverso delle sfide che si sono tenute in diverse location europee tra le quali Roma, Napoli, Monaco, Berlino, supportati dal confronto con i più grandi fotografi del mondo e con l’obiettivo di conquistare il titolo di miglior talento europeo della fotografia e un premio di 100.000 euro, il più alto al mondo per un concorso.
​

Nomi d’eccezione hanno fatto parte della giuria, dando prestigio al programma, oltre Oliviero Toscani, arrivato alla sua terza edizione, presenti due nuovi giudici: Mark Sealy, curatore e presidente dell'associazione Autograph ABP, ed Elisabeth Biondi, storica visual editor del New Yorker e curatrice indipendente. In ogni puntata si sono alternati maestri della fotografia di fama internazionale tra i quali Sebastião Salgado, Franco Pagetti, Tomas Van Houtryve, Christopher Morris, Jessica Dimmock, Joachim Ladefoged, Flora Borsi, Gary Knight.
 
Questa prestigiosa giuria ha quindi dichiarato vincitrice la giovane e forte Federica Belli, giunta in finale con Alex Liverani (IT) e Wayne Crichlow (UK). Tutti e tre, nell’ultima puntata si sono dovuti confrontare con il reportage, cercando di raccontare la grande crisi dei rifugiati che sta colpendo tutta l'area del Mediterraneo. I fotografi, attraverso i loro scatti, hanno immortalato i diversi aspetti dei problemi dei rifugiati che il Vecchio Continente sta affrontando e come trovare una soluzione attraverso le arti e lo sport. Ciascun concorrente è stato inviato in una delle tre sedi assegnate in modo casuale: Total Brutal a Berlino, La piccola orchestra di Tor Pignattara a Roma e il Tigers Football Club a Barnsley, Regno Unito.
 
 
Credo che ora sia il momento di conoscere meglio la nostra vincitrice e capire da dove derivi la sua grande arte e capacità di riprendere la realtà.
 
Con grande piacere ho intervistato Federica Belli, proveniente da Millesimo, che con entusiasmo si è prestata al dialogo.
 
Federica intanto vorrei complimentarmi con te per aver vinto un concorso internazionale avendo solo 19 anni e meno esperienza di molti altri.  Hai fatto onore all’Italia e hai dimostrato grande carattere.
E’ stata un’esperienza dura e pesante? Come hai vissuto l’avventura?
 
E’ stata una bella sfida, vissuta benissimo, non l’ho vissuta con pesantezza, un’esperienza importante.
 
Come sei arrivata al programma?
Conosco il programma già dalle prime edizioni, seguendo alcune puntate anni fa, ho scoperto casualmente di potermi iscrivere però alla seconda edizione ero ancora minorenne e non potendo partecipare ho provato l’anno successivo e ci sono riuscita.
 
Quali sono secondo te i tuoi punti di forza che ti hanno portata alla vittoria del programma? Che ti contraddistinguono e ti hanno fatto emergere dal resto del gruppo?
 
Sinceramente sono molto umile ed è difficile rispondere a questa domanda, però posso dirti che punto molto sulla mia capacità di ascoltare le persone, mi piace conoscere la gente che devo fotografare, questo prima di tutto, cerco storie che sono interessanti, voglio raccontare vite; a volte l’obiettivo va oltre l’estetica, andare al di là delle superficialità, cercare di raccontare storie, trovare unicità in ogni persona, cerco di combinare l’estetica con il vissuto del soggetto fotografato. Voglio rendere unico anche il “semplice” ragazzo che attraversa la strada,
 
Cosa ami fotografare di più? Da dove arriva la tua passione? Come nasci come fotografa?
Sono 10 anni che mi occupo di fotografia, ero molto piccola. La mia passione è nata perché avevo bisogno di esprimermi oltre la parola, amo scrivere e sin da piccola sentivo l’esigenza di parlare attraverso l’arte. Ho sperimentato molto da piccolina. Il bisogno di dare sfogo ai miei pensieri mi ha portato alla fotografia.
Un giorno ho trovato una semplice macchina fotografica compatta in casa dei miei genitori e l’ho portata a fare un giro per i campi intorno casa, vivo circondata dalla natura, ho fotografato inizialmente fili d’erba e coccinelle, la natura… ed è partito tutto da lì. Il passaggio ai ritratti è stato casuale perché sono molto timida, facendo un ritratto a mia cugina e guardandola negli occhi attraverso l’obiettivo ci sono riuscita, quindi ho capito che tramite l’obiettivo potevo farcela, potevo superare la mia timidezza. Pensavo fosse una cosa difficile per il mio essere riservato.
Tramite la fotografia ho superato i miei limiti. Ora ci riesco come una persona normale
 
 Hai frequentato dei corsi di fotografia prima di arrivare al concorso? Ti sei perfezionata con delle scuole?
Nessuna scuola di fotografia, nessun corso, ho imparato tutto con le istruzioni della macchina fotografica e poi ho scoperto un mini corso del mio liceo, l’ho fatto. Sono sempre stata un’autodidatta e sempre in versione “casalinga”.
 
Master of  Photography è stata la tua prima esperienza televisiva?
Si, è stato il primo approccio con la televisione, per me è stata una casa, una famiglia, mi sentivo a mio agio, una bella squadra, ci siamo divertiti e abbiamo lavorato bene insieme, ho vissuto una specie di ritiro spirituale, una buona energia.
 
Avete affrontato diverse prove in diversi Paesi e città. Quale è stata la prova più stimolante e che ti è piaciuta di più? e quella che ti ha preoccupata di più e più difficile?
 
Tutte difficili in modo diverso. La prima più complicata perché ero molto agitata, vedevo tutti più esperti ed io mi sentivo la giovincella del gruppo. Era tutto nuovo, le aspettative erano alte, non sapevano cosa aspettarci; la seconda è stata difficile perchè era in studio e non sono fotografa di studio, per cui mettermi alla prova con le luci è stato forte, giocare con luci artificiali e non naturali è stata una bella sfida e complessa; la terza in Trentino con la neve è stata molto stimolante, ho deciso di utilizzare uno specchio, che in realtà ho dimenticato ed ho chiesto in prestito all’hotel dove eravamo, non potevamo portare nulla da casa.
 
Quindi grande ingegno e spirito d’iniziativa?
 
In realtà un lampo di genio dell’ultimo minuto, un gesto di gentilezza, era la prima volta che fotografavo un paesaggio, un sentirmi a casa con un oggetto famigliare. Dopo la terza, tutte le prove sono state tutte molto stimolanti: la storia del ragazzo transgender, che ho trovato un giovane molto forte e con spirito d’iniziativa, vivere bene la propria storia è un conto ma farsi forza e condividerla con gli altri è un gesto forte ed impegnativo.  Mi ha molto colpita anche la prova con lo strongman. La puntata di ritorno a casa è stata molto bella…. Era di ritorno a casa… quindi piacevolissima per forza…
 
 Hai da poco iniziato uno stage con Oliviero Toscani, ti senti emozionata a percorrere questa nuova esperienza? Preoccupata? Sei pronta?
 
No, al contrario sono molto entusiasta, un’esperienza per crescere e imparare, pronta non impaurita.
 
Ti ha cambiata questa esperienza? Pensi che ti cambierà? Hai progetti per il futuro?
 
Progetti sempre in divenire, vedrò con succederà con lo stage. Mi piacerebbe viaggiare per conoscere il mondo da un altro punto di vista.
 
Da grande vorrai fare la fotografa?
 
Mi piacerebbe molto fare la fotografa, nonostante le difficoltà come in tutti i lavori.
 
Ti vedi nel mondo dell’arte vorresti trasformare la passione in professione?
Si, vedrò dove mi porterà la vita, ci proverò…
 
Il rapporto con il resto dei ragazzi e squadra?
Clima familiare perfetto, ci siamo conosciuti ed uniti, una famiglia.
 
La città e location dove ti sei trovata meglio durante le prove?
Roma, città magnifica con persone meravigliose. Roma è bella ed è uno scenario stupendo per fare foto.
 
Grazie mille Federica ed in bocca al lupo per il futuro.
 
Dopo aver concluso l’intervista ho fatto i miei complimenti a Federica, credo che la sua arma vincente sia proprio la sua personalità e carisma considerando la sua età ed il fatto che si sia confrontata con Oliviero Toscani e grandi nomi della fotografia internazionale. Grande professionalità e sensibilità per la realtà che la circonda, caratteristiche fondamentali per un fotografo di successo.
 

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"Il Caffè Letterario in Terrazza" presenta Fabio Pinna in "Il lieto fine è dispari": una raccolta di storie e racconti di vita vissuta.

7/10/2018

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​Un po’ di Sardegna in Sicilia. Venerdì 13 luglio, alle ore 18:30, ospite della suggestiva terrazza sui tetti dell’Hotel Isabella di Taormina, messa generosamente a disposizione da Isabella Bambara De Luca, il “Caffè Letterario” di SPAZIO al SUD condotto dalla giornalista Milena Privitera presenterà il cagliaritano Fabio Pinna, giovane informatico che “ai bit preferisce le parole”. Dedito alla poesia ed alla letteratura, tra un lavoro precario e l’altro esordisce nella scrittura nel 2006 con “Senza sottile dispiacere” ed in un paio d’anni trasforma il proprio blog personale, usato per pubblicare recensioni di libri, in un progetto collettivo per diffondere letteratura. Nasce così il sito “Leggere a Colori”, punto di riferimento per gli amanti dei libri, che con le sue anteprime, gli approfondimenti letterari ed una recensione giornaliera, nel 2016 diventa un network con 100.000 utenti iscritti e 3 milioni di pagine visitate all’anno. 
A Taormina, Pinna presenterà “Il lieto fine è Dispari”, collage di una cinquantina di brevi racconti di vita vissuta: venticinque racconti pari e ventiquattro racconti dispari, che, come pari e dispari, sono le due facce della stessa medaglia. La vita. Immagini di vita semplice, comune, spesso triste e dolorosa, pensieri sparsi e riflessioni coraggiose convogliate in racconti brevi e intensi che parlano di occasioni mancate, di promesse non mantenute, di conformismo e d’Amore. Quello vero, reale, non quello delle favole. L’amore che reputi eterno e che ti abbandona. L’amore geloso, l’amore affittato, l’amore represso. L’amore che hai immaginato, sperato, e che non si è mai concretizzato. L’amore che, piuttosto che in ciò che è perfetto, si trova “in un volto struccato, in un seno poco abbondante, in qualche kg di troppo e nel disordine delle piccole cose quotidiane… 
I protagonisti dei racconti si chiamano Gaspare, Eléna, Gabriele, Anna, Gianmarco, Maria, ma potremmo essere ciascuno di noi: tra il cielo bigio di Milano, il gelo della Russia ed il mare luccicante della Sicilia assolata danno vita ad una girandola di amori e di incontri, veri, immaginari, occasionali, in un mondo di sofferenza dove l’amore la fa da padrone, perché “l’amore è questo: un incomprensibile accidente che si risolve, come un enigma, mano a mano che ci si lascia cullare dalla sua inafferrabilità”.
Ed anche se l’amore non è sempre “pari”, voluto cioè da entrambi i protagonisti, anzi molto più spesso è “dispari”, unilaterale, vissuto solo per metà, esso, comunque, deve essere vissuto senza rimpianti, senza “se” e “chissà”. Perché, inaspettatamente, in alcuni casi “Il lieto fine è dispari”.
Inserito nel cartellone estivo SPAZIO al SUD dell’associazione “Arte & Cultura a Taormina”, presieduta dalla giornalista MariaTeresa Papale che ne firma anche la direzione artistica, l’evento condotto con taglio volutamente informale all’insegna di un “incontro tra amici”, ha la sponsorizzazione dell’Associazione Albergatori di Taormina, il patrocinio dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Identità Siciliana, del Comune di Taormina, di Fondazione Mazzullo, Taormina Arte, Club Unesco di Taormina, Valli dell’Alcantara e d’Agrò, di “Gais Hotels Group”, dell’Hotel Isabella e dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì”.
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Paolo Sidoti e il suo "Vento di mare"

7/1/2018

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Lo scrittore e sceneggiatore Paolo Sidoti, presenta il suo ultimo romanzo "Vento di mare", vi aspetta per raccontarvi la sua storia nella bellissima terrazza dell'Hotel Isabella a Taormina. Conduce l'incontro la giornalista Milena Privitera, evento organizzato dall'Associazione "Arte e cultura a Taormina" Spazio al Sud presieduta da Maria Teresa Papale, all'interno del cartellone "editoriale" " Il caffè Letterario in Terrazza".

Per tutti gli interessati a breve inizierà la presentazione.

Buon ascolto!


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Antonio Agosta e la sua letteratura. "Una famiglia quasi perfetta" vi aspetta il 29 giugno a Catania.

6/22/2018

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Questa settimana per la rubrica nuovi artisti e personalità voglio presentarvi un giovane autore ma non solo, perché Antonio Agosta è un artista a 360°. Una personalità eclettica e dedita a diverse passioni.
Antonio da anni si dedica alla scrittura, realizzando una serie di romanzi. Inizia il suo percorso narrativo nel 2010 con  “...E’ già domani. L’alba di un nuovo tramonto", dopo questo primo approccio alla carta stampata segue il testo “Questa è la mia vita: il caso vuole", del 2013. I’anno successivo vede la pubblicazione di un testo "La separazione" scritto a 4 mani con l’autore Francesco Maccarone. Un’esperienza particolare e interessante. Antonio afferma: “L'esperienza di scrivere un libro a quattro mani, dal titolo “La separazione”, con l'autore Francesco Maccarone, potrei dire che è stata una bella esperienza “letteraria”. Con Francesco siamo amici da tempo, e fu lui a chiedermi di collaborare al suo primo romanzo. Io accettai con piacere, la storia c'era e andava sviluppata.”
Due anni fa Antonio ritorna al romanzo con “Come una fiaba metropolitana”, testo che lui stesso definisce: “E' un libro che scrissi contemporaneamente a quello di Maccarone. Non è una storia autobiografica, anche se c'è molto della mia adolescenza prima ed età giovanile dopo. Anni in cui credevi che il tuo futuro, quello ideato da tempo, fosse come un falò acceso sulla spiaggia in piena notte d'estate”
Il nostro autore sembra però non fermarsi, infatti è da poco uscito il suo ultimo testo: “Una famiglia quasi perfetta”; un romanzo che lo scrittore avrà il piacere di farvi conoscere giorno 29 giugno alle ore 18,00 presso la libreria Mondadori di piazza Roma a Catania. In tale occasione Antonio Agosta vi presenterà il suo nuovo racconto. Insieme a lui in sala, come relatore, ci sarà il professore Riccardo Di Salvo, colui che da sempre con piacere e professionalità accompagna gli incontri di Agosta.

Ma come suddetto, Antonio non è solo uno scrittore, infatti dopo essersi laureato in Giornalismo e Radiofonia a Catania, ha iniziata il suo percorso lavorativo collaborando con alcune testate online come redattore; la scrittura lo porta a produrre anche alcune sceneggiature per cortometraggi: l’ultimo testo lo realizza a quattro mani con il regista Nino Giuffrida: “Sono un Supereroe” del 2017. Il nostro autore è anche attore di cinema e teatro.
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Ma di che cosa parla “Una famiglia quasi perfetta”? vediamo più da vicino che cosa incontreremo durante la nostra lettura e che cosa ci racconta Antonio Agosta in una breve intervista che ho avuto il piacere di fare.

Che cosa narra “Una famiglia quasi perfetta?”
"E’un racconto scritto in prima persona sotto forma di diario, ripercorrendo   gli avvenimenti più importanti che rimarranno indelebili nella storia del nostro Paese, dal terremoto di Amatrice alla sconfitta politica di Matteo Renzi, dal Poliamore, la posizione filosofica che ammette la possibilità a più una persona di avere relazioni intime fra di loro all’approvazione della legge per le unioni civili. Un diario commentato e narrato in modo ironico da Riccardo, il protagonista della storia. Riccardo è un ragazzo 26enne con la visione del mondo da uomo adulto quarantenne, sebbene sia ancora uno studente all’ultimo anno della specializzazione in medicina. Si ritrova, per suo malgrado, a vivere in una famiglia particolare, allargata, dove a vincere è sempre l’amore con tutte le sue sfaccettature. Sarà chiamato in causa per approvare le scelte di vita dei suoi genitori, talvolta non sempre compatibile con la concezione bacchettona della nostra società. Non mancheranno le problematiche legate all’omosessualità intrinseche con l’ipocrisia della chiesa cattolica.“Una famiglia quasi perfetta” racchiude tutte le difficoltà di una famiglia normale, che di normale non ha nulla. Un racconto, quasi un viaggio virtuale, fatto attraverso le vicende che si aggirano attorno al primo attore. Che non è solo un modo di dire".

Tra tutti i testi scritti qual è quello che ti piace di più e in cui ti identifichi?
“Mi identifico nel secondo romanzo: “Questa è la mia vita: il caso vuole”. La storia è raccontata da un uomo nei suoi primi quarant'anni di vita, accanto a una madre isterica e poco amorevole di mamma nei suoi confronti. Quando scrissi questo romanzo avevo la stessa età del personaggio, e con lui ho rivissuto la mia adolescenza, scaduta da tanto tempo, in chiave nostalgica targata anni 80”.
 
Cosa c’è di autobiografico nel tuo ultimo testo? C’è un legame con Riccardo?
“Nel romanzo: “Una famiglia quasi perfetta” non c'è nulla di autobiografico, il protagonista non mi appartiene, sia per età che per scelte logistiche”.
 
Una “Famiglia quasi perfetta” vi aspetta venerdì 29 giugno alle 18.00 alla Mondadori di Catania per conoscere più da vicino “Riccardo” e il suo mondo.
Grazie Antonio e in bocca al lupo!
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Chiara Cosentino: regista teatrale, presente a Here 2018 a Torino con la performance "Risveglio del femminile sacro" . Interpretazione e testo di di Elena Bedino, opere di Tullia Udovicich.

5/30/2018

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L'attrice Elena Bedino e la regista Chiara Cosentino


Le artiste che voglio presentarvi oggi sono 2 donne dalla grande personalità con cui ho avuto il piacere di parlare durante  Here 2018: manifestazione organizzata all'interno della Cavallerizza di Torino, spazio autogestito fucina e laboratorio permanente di  teatro, arte e attività culturali.
Camminando per i corridoi dello stabile sono stata incuriosita dalle tre sale  adibite per lo spettacolo teatrale ed esposizione dedicata alla forza generatrice della donna. Arti che si mescolano e fondono insieme per dare vita ad un unica rappresentazione, in cui la recitazione presenta l'arte pittorica e scultorea e quest'ultime  diventano oggetto d'ispirazione per il soggetto teatrale.
Il titolo della performance è "Risveglio del femminile sacro" presentato all'interno dello "Spazio Vitale":  laboratorio permanente in Cavallerizza che ha come tematica principale il concetto di  "madri sacre".  Ma chi sono queste tre donne che hanno dato vita all'evento?
Il testo è stato diretto dalla regista Chiara Cosentino, la recitazione e interpretazione di Elena Bedino e le opere e dipinti di Tullia Udovicich.
Scambiando due chiacchiere con la regista, Chiara afferma che l'idea nasce con la decisione di dar vita a un percorso in cui desidera unire il testo di Elena Bedino, le opere di Tullia Udovicich, la musica e lo spettatore alla riscoperta di quella forza universale materna che conduce ad un  armonioso contatto con la natura. Elemento che mi ha colpita è la presenza in tutte le sale di fili rossi, elementi scenici che rappresentano la forza e il coraggio delle donne, l'installazione finale con i fili color porpora vuole evidenziare  quella connessione costante che esiste con l'amore universale.   La performance è molto interessante, Chiara Cosentino apre le porte al pubblico. Come una voce narrante e guida degli eventi presenta agli spettatori ciò che vedranno  nelle tre sale e quello che l'attrice, Elena Bedino rappresenterà.
Lo spettacolo inizia con un rito purificatore in cui viene coinvolto anche il pubblico, segue un secondo  momento molto suggestivo in una sala dove il colore rosso è ciò che colpisce, l'ultimo momento è quello più suggestivo.
La bravura dell'attrice è quella di dare vita, in breve tempo, in tre piccoli spazi, con tre cambi d'abito, a tre figure diverse con tre energie forti e impattanti.
La regista ha saputo ricreare tre momenti emozionanti unendo al testo opere molto particolari e originali. Un connubio reso perfettamente. Ciò che rende originale e coinvolgente la scelta registica è l'interazione con il pubblico, più volte infatti viene sollecitato a partecipare alla messa in scena.
Una rappresentazione tutta al femminile, un'energia di donna, vitale e purificatrice capace di ridare vigore all'universo.
Vorrei spostare la mia attenzione su  Chiara Cosentino.
La regista nasce 34 anni fa a Piacenza, all' età di 14 anni inizia un percorso teatrale con la compagnia Manicomics teatro e muove i primi passi nel teatro di ricerca e sociale. Finiti gli studi liceali inizia il percorso universitario al DAMS di Bologna dove entra in contatto con i registi Scabia, Picchi, Manicardi, Czertock. Nel 2008 si diploma presso la scuola di teatro sociale Isole Comprese Teatro a Firenze, di Elena Turchi e Alessandro Fantechi, all' interno della scuola sviluppa l' idea di rituale, di percorso teatrale e di guida.  Nel 2012 in Sicilia è impegnata con i rifugiati del centro di primo soccorso a Pozzallo (RG). Sull' isola crea e dirige all' interno di spazi naturalistici due percorsi performativi che uniscono diversi linguaggi artistici: pittura, scultura, fotografia, poesia, teatro, musica e rituale. Il primo Albero Sommerso nella villa comunale di Pozzallo , il secondo Racconti di luna piena presso la Cava di Modica.  Nel 2014 è a Lisbona dove tiene un corso di teatro sociale per sensibilizzare alla violenza sulle donne, inizia la fase di attivismo teatrale. Questa esperienza la porta a intensificare il suo impegno per la didattica, dal 2015 conduce laboratori per ONG e Associazioni in Italia e all'estero. Nel 2016 fonda un associazione di promozione sociale Padus con cui sviluppa progetti di teatro educativo nelle scuole elementari e medie che ancora oggi porta avanti. Insegna teatro per l'associazione il Mutamento zona Castalia, con studenti dalle scuole elementari agli istituti superiori. A giugno dell'anno scorso conosce Elena Bedino, fondatrice di Teatro Organico , con cui inizia una fruttuosa collaborazione: a novembre è regista dello spettacolo Mater basato sul testo scritto da Elena Bedino.
Complimenti ragazze!!!
per modificare.
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    Carlotta Bonadonna

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